Chiedo a me perdono,
per il fragile simulato di occasionali circostanze.
Artefatto incerto di un'immagine sfocata, come pennellate di neri corvi che punteggiano uno spicchio di blu.
E sento il lieve giogo di ogni maschera deposta,
come dolce sollievo d’un volto finalmente rinvenuto.
A me clemenza invoco con accorato sorriso,
per questo strano io, a volte così un poco vitreo.
Ritrovo ed assolvo quell’uomo, dallo sguardo che sa di nebbia e pioggia.