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Il suono
ha preso la parola
e la parola
ha preso il significato.
Quello di tutti i giorni
Pietra, albero, cosa? si, no, ti amo.
300mila anni fa
Il significato poi l'ha vestita
di rosso, di fuoco
di candido bianco latte
di blu, di sete, di fango
di ogni sfumatura di colore
in mille diverse lingue
e ne ha fatto potere
raffinatezza, persuasione
dolcezza, dominio
ne ha fatto canto, racconto
epica, ode, sonetto
e mito e leggenda
e ne ha fatto mistero
con la religione
e ricerca con la filosofia
e scoperta
con la scienza.
Parola e significato
hanno camminato a lungo
nel grembo delle donne
sulle lacrime delle madri
tra le mani della terra sudata
sulle punte delle lame
dentro le canne dei fucili e dei cannoni
finché hanno avuto bisogno di separarsi.
E' successo in Francia
per un momento, non ne potevano più!
e la parola
è rimasta sola
solo immagine
immersa negli occhi
svelata piano piano
evocata come in sogno
talvolta senza alcun legame
non più detta.
Evocata.
Si è fatta simbolo
per disegnare nella mente
con le sue forme e i suoi colori
come fosse un sogno
che non deve spiegare.
E poi Velemir
le ha tolto anche quello
perché fosse solo suono
il suono della natura
quello della musica del bosco
e del mare pieno
quello di un pio
dentro cui è saltato dio
perché li dentro
fosse possibile trovare
un nuovo linguaggio per tutti
una lingua universale
in modo che fosse più facile
smettere di farsi le guerre.
Così in questo viaggio
dal grembo materno
dal latte, dal seno
dal suono alla parola
dal racconto alla leggenda
dal mito all'ode
dall'epica al sonetto
dall'endecasillabo all'alessandrino
dal classicismo al simbolismo
fino allo zaum, quanta strada!
eppure
ancora ci facciamo la guerra.