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Fin dove arriva il mio dovere?
Fino all’orlo dell’abisso,
Dove l’amore bussa
E io gli chiudo la porta con mani tremanti.
Mani che non posso immergere,
Che la devozione vuole candide,
Intatte.
Eppure il cuore, stanco della sua gabbia,
Vorrebbe fuggire dal petto,
Tuffarsi,
Fendere le acque
Fino a ritrovare il suo gemello.
Proteggo l’amore – soprattutto da me –
Come un bambino si cela alla guerra,
Come un desiderio si spegne nel tempio.
Attendo la notte,
Complice muta del mio tradimento,
Come il corpo stanco accoglie il sonno.
Ho abitato il buio,
Nutrita di silenzio e obbedienza,
Ma ora una luce sommessa
Mi sanguina tra le dita:
Lama sottile, ardente, che non perdona.
Tra onde che sussurrano il tuo nome,
Afrodite tace,
Finge di non vedere, di non udire,
Capricciosa, distante, divina.
E io, divisa tra cuore e giuramento,
Chi sono,
Se non due donne nello stesso respiro?
Una che prega,
Una che ama,
Una che teme,
Una che sfida.
È davvero empio concedersi?
Lasciar cadere il cuore
Come una margherita nel mare?
E ora,
L’acqua, che un tempo tracciava il mio cammino d’amore,
Mi restituisce la morte:
Un abbraccio silenzioso
Che non potrò mai reclamare.