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Lasciami andare via
mentre l’alba prova
a rimettere insieme il mondo.
Le finestre si accendono una alla volta,
i cani passano sotto casa,
qualcuno prepara il caffè,
qualcuno piange in silenzio
davanti al lavandino.
E io resto qui,
dentro queste macerie sottili
che non fanno rumore
ma ti entrano dentro piano.
Lasciami andare via.
Ridammi le chiavi della luna,
quelle che tenevo in tasca
quando avevo ancora voglia
di credere a qualcosa.
Adesso no.
Adesso sò.
L’amore spesso è solo
due solitudini che si usano
per non sentire freddo.
Lasciami andare via
senza dover precipitare per forza
dentro l’autopsia di questi corpi.
Siamo stati questo:
un gabbiano sporco di mare
volato troppo basso,
contro lenzuola stanche
che sapevano di sudore, sigarette
e promesse dette male.
Non sono mai stato bravo
a salvarmi davvero.
Ho passato metà della vita
a scavare dentro le mie prigioni
sbattendo sempre
sullo stesso muro.
Ricordo un bar notturno.
I neon come vecchi malati.
Tu fumavi guardando fuori,
io seminavo parole sul tavolo
come fanno i disperati
quando capiscono che il silenzio
sta per vincere.
Eppure continuavamo.
Per orgoglio.
Per paura.
Per abitudine.
O forse perché certi esseri umani
preferiscono marcire insieme
piuttosto che morire soli.
Lasciami andare via.
Che sia giorno o notte
non sempre l’amore muove il sole.
A volte muove solo la cenere,
le bottiglie vuote,
i letti disfatti alle quattro del mattino.
Il fuoco invece no.
Il fuoco resta.
Ti brucia dentro anche quando hai capito tutto.
Anche quando il cuore diventa cinico.
Anche quando smetti di credere alle parole
e continui comunque a cercarle
come un di mendicante dell’anima.
Lasciami andare via.
2025