Discendi l’etere, o oblïosa Sera,
e mentre avvolgi le stremate membra
nella coltre che tarda tutto annera,
raminga la mia mente e si rimembra
di quel soave imbrunire¹, quand’era
l’amore per colei che fior mi sembra
acerbo ancor², amore per la più vera
bella di notte che ora il cor mi smembra;
e alia³ sì il mio pensiero, una falena
che posa trepida al calar dell’ombra
sul petalo che tanto effluvio svela,
e quivi ardente si nutre e non frena,
onde la testa d’ogni cosa è sgombra:
sì il mio spirto te sola, Zoe, anela.
¹La sera del nostro secondo appuntamento, quello a me più caro.
²Quando ancora non era sbocciato.
³Aleggia.