Sommersi tra una risata a bocca larga ed una smorfia con lacrime dipinte, vagano incessanti le mie inquietudini d’umano rintanato in un pagliaccio.
Con il cuore attraversato da paure e da illusioni che filtrano i miei occhi, porto nell’arena colma d’altre pene quell’allegria che non so dedicarmi.
Lascio alla gente che attende gioia due piroette e uno sberleffo malizioso, tenendo a freno la voglia di mostrare agli spettatori tutto il mio soffrire.
Finito il pasto di stupida marionetta, torno ai miei panni d’uomo straziato da un voler divino che mi ha reso muto mentre alla bocca vorrei donar parole.
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