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Entro nella stanza silenziosa.
È vuota
come se il tempo si fosse fermato a metà.
Sulla sedia c’è la giacca di mio padre.
Conserva ancora
la forma delle spalle,
la curva esatta del suo stare nel mondo.
La stoffa è dura,
consumata dall’assenza più che dagli anni.
Il sole entra dalla finestra
e la scolora in più punti,
senza spezzarne il filo,
come se la luce non volesse finirla del tutto.
Mi avvicino.
La sfioro.
La porto al volto.
Ha ancora un odore sottile di colonia,
non forte,
ma ostinato,
come qualcosa che non accetta di sparire.
Accanto alla giacca
metto la sua cravatta preferita.
Mio padre mi aveva insegnato a fare il nodo.
E voleva che lo facessi solo io.
Le dita lo ricordano prima di me.
Resto ferma.
Con la cravatta tra le mani
e la giacca vuota davanti.
E per un istante mi sembra
che sia il mondo
a essere rimasto senza spalle,
mentre io continuo a fare il nodo a un’assenza.
Alma Gjini
23.03.2025