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Cosa sarebbe successo se quel pomeriggio fossi venuto a giocare a basket con me.
Se, anche senza esperienza, avessi acconsentito a prendermi per mano e accompagnarmi a cercare un modo per andare d’accordo.
Me lo domando e rimpiango di non avertelo chiesto. A te parlare non piaceva proprio, mentre io avrei voluto risolvere ogni problema, ogni piccola incomprensione con la comunicazione. Era possibile? Tu lo desideravi? Volevi me o avevi paura della solitudine?
Io non mi sentivo così speciale, sai. Ogni attenzione che mi immaginavo e non ricevevo era un colpo inflitto al mio cuore in maniera volontaria. La tua era un’indifferenza attiva o passiva? Ma soprattutto, era indifferenza? O ero io che non riuscivo a vedere il tuo amore. I baci che mi davi, mentre ancora dormivo, prima che andassi a lavoro, me li ricordo bene. Cercavi di non fare rumore e mi sussurravi parole dolci anche se eri convinto che non le potessi sentire. Quelle parole erano per me o per te? Da un lato mi sembrava una recita, dall’altro la cosa più naturale del mondo.
Alla fine di tutto, anche dopo molto tempo, non so ancora se il vero ingannatore, l’abile illusionista, sia stato tu o io.