A me gli occhi- cap. 1

scritto da Giulio Grisolia
Scritto 14 anni fa • Pubblicato 14 anni fa • Revisionato 14 anni fa
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Autore del testo Giulio Grisolia

Testo: A me gli occhi- cap. 1
di Giulio Grisolia

“Signore e signori, lo spettacolo sta per cominciare. Siete pregati di spegnere il telefonino e accendere il cervello”.
Ma cosa...? Chi ha parlato tra quei rifiuti? Non posso neanche più buttare la spazzatura in tranquillità, ormai. E io che pensavo di fare presto e non perderci tempo dietro, da quanto è fastidiosa e inutile la spazzatura. Spero di aver sentito male. Avrò sicuramente sentito male. Ecco che finalmente ho buttato ciò che dovevo e posso andarmen... no, non è possibile, allora non avevo sbagliato: quel cumulo di rifiuti si è appena mosso. E ancora. E ancora. E ora ne sta venendo fuori... una mano? Anzi, una mano e un braccio. Anzi, una mano e un braccio e un'altra mano lì a fianco. Anzi, una mano e un braccio e un'altra mano lì a fianco e un altro braccio. Anzi, una mano e un braccio e un'altra mano lì a fianco e un altro braccio e una testa e un collo e delle gambe e tutto il resto e... anzi, né soltanto una mano né soltanto una mano e un braccio né soltanto una mano e un braccio e un'altra mano lì a fianco né soltanto una mano e un braccio e un'altra mano lì a fianco e un altro braccio né soltanto una mano e un braccio e un'altra mano lì a fianco e un altro braccio e una testa e un collo e delle gambe e tutto il resto e... no, quella è una donna. Non riesco a capacitarmi di cosa ci faccia lì in mezzo, ma quella è una donna. E se ne sta apparendo da quei rifiuti in assoluta tranquillità. Quasi con eleganza. Continuo a osservarla non capendo mentre ha oramai finito di venirsene fuori: riprende aria, stiracchia come nulla fosse e ora mi sembra stia per dire qualcosa... -”Quanta bellezza tra la monnezza”.
Riconosco la voce e capisco che è la stessa di prima, ma per il resto? La guardo. La riguardo. Ancora. Di nuovo. Di nuovo ancora. Ancora di nuovo. Il fatto è che nonostante la situazione pare completamente a suo agio, talmente tanto da non accorgersi di me e questo non è razionale: avrà perso qualcosa. Eppure mi dà l'impressione di non essere impegnata a stare cercando nulla in particolare ma tutt'altro: è come se si stesse... è come se si stesse... divertendo. Ma potrà mai esserci qualcosa di piacevole o anche solo interessante tra tutti quegli stupidi rifiuti? È una domanda talmente inutile che non vale neanche la pena porsela. Per cosa perderci tempo su, dato che se se ne stanno lì nell'indifferenza dopo essere stati buttati un motivo ci sarà sicuramente: è così e basta. Anche se... no, è così e basta. Solo i pazzi potrebbero chiedersi cose del genere. E adesso che sta facendo? Sbaglio o ha appena iniziato a guardarmi? Spero soltanto non si sia accorta di me, dato che con certa gente si sa che è sempre meglio non averci minimamente a che vedere. Ora continua a guardarmi. E lo fa in un modo più stupito che imbarazzato facendo quasi sembrare che, tra noi due, lei non sia quella nel torto. Mi è giusto venuta la sensazione sia il momento giusto per sfilarsi via da questa situazione prima che sia troppo tardi e questa persona abbia magari una pessima idea: quella di passare alle presentazioni facendomi perdere altro tempo. Me ne vado immediatamente che è meglio... ma che fa? La sua espressione stupita si è appena sciolta in un sorriso. E ora mi tende la mano. E adesso...
A me gli occhi- cap. 1 testo di Giulio Grisolia
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