Ultimo raggio di sole tra limoni e spuma di mare e sabbia in ogni angolo e poi la sera Chiudere valige baciare la madre la moglie, il figlio respirare a fondo le stanze osservare la notte che sfila i compagni di viaggio il solito silenzio le frasi dense di sapienza la danza ridicola sulle navette le sirene ululanti della nave il metallo del treno la rabbia sparsa nelle attese e nei caffè e nel fumo il sonno avvilito dalle rotaie la sveglia opaca nell'alba lattiginosa il giorno come anagramma di grigio i ricordi uccisi dal traffico i primi passi nella città assonnata le giovani donne ancora fresche di sesso i libri, i ragazzi pieni di futuro l'eleganza del centro il monito del campanile il ritrovo nelle stanze care per affitto e non per grazia il cartellino che assicura l'entrata l'uscita solo questione di destino.
Giorni che sfumano nell'abitudine sguardi ostili, ironie senza sorriso permessi stropicciati passaporti di esistenza minima attese consumate nei telefoni tra equinozi e licenziamenti, anime misurate da un giusto motivo un contratto, un timbro.
Attendere aspettare che il sole oltre al catrame scaldi le stanze del cuore che il vento spalanchi le prigioni dove sono chiusi gli abbracci mancati.
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