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La solitudine è strana, è nascosta, la percepisci, ma non si vede, la senti dentro di te, ma non sai spiegarla.
La provi sul letto in camera da sola, ma anche in discoteca in mezzo a centinaia di persone. Non so descrivere cosa si prova, ma arriva quando gli altri parlano, ma a te non importa, quando sei al bar e hai l'impulso di guardare il telefono, quando gli altri fanno viaggi, esperienze nuove e te no, quando gli altri hanno qualcuno con cui sfogarsi e te no. La percepisci, quando gli altri si esprimono liberamente senza essere giudicati, ma te no, quando gli altri sono sempre la prima scelta, ma te no, quando gli altri vengono apprezzati, ma te no, quando gli altri si godono il momento, ma te no.
Allora inizi a fingere, sorridi quando vorresti piangere, parli quando vorresti tacere, taci quando vorresti urlare, ti adegui alle esigenze, ma la solitudine non va via, anzi dilaga, è una morsa allo stomaco che non ti fa mangiare, dormire, essere felice, vivere.
Cerchi nuovi modi per sconfiggerla, ma ci ricadi ad ogni passo falso. I problemi sembrano invalicabili, le persone dei giganti, i giudizi dei massi lapidari, le risate dei singhiozzi.
La solitudine è un onda, che parte dal fondale, nascosta, ma cresce fino a diventare uno zoomani che distrugge la tua isola, la tua vita.
Però l'isola si può sempre ricostruire, continuando a vivere, cosicchè ogni sorriso diventi più sincero, ogni risata più sentita, finchè l'onda non diventerà mare calmo.