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Chi vive nel passato è finito già e non lo sa: il passato è sempre una fine, mai un inizio.
Aveva solo 27 anni. Un incidente aveva stroncato la sua vita, la sua fiamma, il suo respiro, i suoi progetti. E con essi, quelli di diverse famiglie che l'amavano.
La madre era molto devota: il culto per quel dio che un giorno l'avrebbe portata in paradiso insieme ai suoi cari adesso vacillava, ed un grigio e profondo silenzio aveva fagocitato ogni parola, ogni immagine ed ogni luce dal suo cuore.
Trascorreva i giorni nel ricordo di suo figlio, delle sue gesta, del suo coraggio, della sua bontà, tediandosi in un dolore straziante, in una sofferenza dilagante, in lunghe notti insonni riempite di lacrime che avevano determinato nei suoi recessi interiori una palude nella quale continuava a morire anche lei, trascinandosi con stento assieme al figlio verso una speranza illusoria che tutto questo fosse solamente un sogno.
Talvolta evadeva da questa devastazione tuffandosi in incontri di gruppo, celebrazioni eucaristiche, uscite programmate con qualche parente, letture stravaganti, serie tv, preghiere e rosari, ma in fondo a tutto ciò c'erano sempre i suoi ricordi ad aspettarla di notte, quando era sola.
Sapete, è facile piangere per una perdita. Dilaniarsi dal dolore, tediarsi con i ricordi, struggersi proiettando rabbia, risentimento, paura e confronti con i cosiddetti cattivi che sembrano non perire mai. Questa è la scelta più semplice: piangere per il proprio vuoto lasciato dalla persona perduta, lanciare in esso i ricordi, i pianti, la disperazione, l'esasperazione, finendo così per allontanarsi ancora di più dalla vita per morire interiormente con le immagini della perdita.
L'incapacità di vedere l'integrità della vita e della morte ci porta a rifugiarci così sempre in noi stessi, dove nel sicuro riparo della commiserazione, l'ego può rafforzarsi ancora di più.
Sarebbe possibile invece scegliere di vivere invece di morire? Portare la luce della persona perduta in un sorriso, in un gesto, in un abbraccio e soprattutto nell'osservazione profonda e radiosa di sé stessi per eradicare ogni ombra? Difendere strenuamente quella luce dall'oblio del sé, dalle fauci del dolore, dalle desolate lande della sofferenza, dall'orrore del rancore e portare quella luce nel mondo attraverso un cuore non più risentito, appesantito dal passato, sprezzante e lacerato, ma un cuore che ha scelto di andare oltre per vivere ogni momento e fare spazio alla bontà?
Solo così la persona perduta non morirà mai, ma rinascerà invece sempre nuova assieme a noi stessi, all'unisono ed in ogni istante.