Spesso al termine "Coscienza" si attribuisce anche un significato morale: sarebbe un sicuro riferimento posto dentro di noi al quale dovremmo conformare le nostre azioni per sentirci nel giusto, appunto sentirci a posto con la coscienza; ho scritto "anche" perché il significato principale attiene solo alla sfera della conoscenza, ovvero della consapevolezza, cioè la capacità intellettiva di comprendere noi stessi e il mondo che ci circonda, quello che ci capita, di trattenerlo in noi e rielaborarlo, ed eventualmente poi agire in base a questo bagaglio di esperienze.
Ovviamente i due significati hanno un legame, che affonda le sue radici già nella filosofia antica greca e successivamente in quella medioevale cristiana, in base alle quali una profonda conoscenza comporta anche quasi automaticamente un comportamento etico giusto, fino ad oggi comunemente attribuiamo valori morali a persone di cultura e ci scandalizziamo quando il loro comportamento non é in linea a quanto professano.
Ma a pensarci bene questo legame può essere messo doppiamente in discussione: il conflitto tra coscienza individuale e collettiva, l'importanza della volontà.
Infatti quando parliamo di coscienza in senso morale, cioè dell'agire secondo coscienza, a quale coscienza ci riferiamo ? certamente a quella dell'individuo, quindi se agisce secondo coscienza, vuol dire che agisce secondo la SUA coscienza, non certo in base a una coscienza comune o etica condivisa, che peraltro non esiste.
Non esistendo un riferimento etico assoluto, un Bene universalmente riconosciuto, ognuno si regola secondo il proprio riferimento relativo, secondo quello che lui crede che sia il Bene, quindi possiamo concludere che esiste solo una coscienza individuale e non una collettiva, questo conflitto può essere risolto solo tramite la Legge, determinata in un contesto democratico, dove la coscienza collettiva è intesa come risultato della somma delle coscienze individuali.
Ma pur ammettendo che un corretto cammino di conoscenza determini una robusta coscienza, giudicabile non si sa in base a quali principi, non è detto poi che i comportamenti siano coerenti con essa, quella che chiamiamo volontà, rappresenta la forza necessaria a tradurre quanto prefisso a quanto raggiunto, questo è il famoso margine, differenza, distanza.
Ma anche il termine volontà non ci spiega bene questo meccanismo, infatti dovremmo identificare il volere con la coscienza, cioè noi dovremmo volere ciò che abbiamo consolidato dentro di noi essere giusto, quindi la volontà dovremmo già darla per acquisita, allora cos'è che manca ? la possibilità, noi non facciamo ciò che vogliamo ma ciò che possiamo, intendendo per questo un'altra coscienza che viene determinata anch'essa sulla base della conoscenza di noi stessi e del mondo che ci circonda, dell'esperienze avute e dei limiti percepite durante la nostra esistenza, delle paure.
Quindi il cammino della conoscenza, la ricerca della verità determina in noi la formazione di due coscienze, una del tutto teorica del saggio, del buono e del bello; epistemologica, etica ed estetica; un'altra pratica dell'abile, del forte e del piacevole; tecnica, legge e divertimento; che si combattono dentro di noi e i risultati temporanei e provvisori di questa lotta determinano in parte le nostre azioni.
Ho scritto "in parte" perché i nostri atti non sono determinati solo dalla coscienza, cioè dal conosciuto, consapevole, ma anche dallo sconosciuto, inconscio, inconsapevole; e anche qui ne troviamo due: uno che si manifesta nei sogni e un altro negli incubi, il desiderio e la paura, la vita e la morte, l'amore e l'odio.
Queste quattro categorie si nutrono non solo attraverso un processo logico, di studio, di dialogo, di riflessione, di relazione con gli altri in termini spirituali; ma anche attraverso un processo biologico: il cibo, l'acqua, l'aria, le sensazioni, il sesso, tutto ciò che è fisico, che entra e che esce, di relazioni materiali.
Sono portata a supporre l'inconscio come l'anima eterna nell'origine e nella destinazione, a pensarlo come avente una parte innata, cioè già presente nel corpo fin dalla nascita, non riesco poi a separarla dal corpo, come non riesco a separare Dio dal mondo.
La Coscienza la seminarono ma non germogliò testo di patti