Il 1922 fu l’anno in cui il fascismo dilagò in tutto il Paese con una serie di violenze, incendi, assalti, distruzioni. Anno in cui il fascismo, giovandosi della complicità dei più importanti centri di potere della nazione, riusciva a dare l’ultimo scrollone allo stato liberale, ormai agonizzante in seguito a una lunga serie di abdicazioni e acquiescenze al fascismo.
Piaccia o non piaccia il 1922 fu l’anno, dopo la scissione comunista di Livorno (1921), che segnò l’inizio del declino per il Partito Socialista e del movimento operaio italiano, Si sviluppò un grande dibattito incoraggiato da Mosca, sui temi della rivoluzione, Questo dibattito fra i socialisti, provocò ulteriori divisioni che indebolirono ulteriormente il proletariato italiano e le sue conquiste.
L'11 Maggio la città di Ferrara fu teatro di un'intensa attività squadrista e di violenze da parte dei fascisti dando il via a un'escalation di violenza che ha segnato la storia della città in quegli anni. Come in altre aree, anche a Rovigo i fascisti hanno formato squadre d'azione che hanno usato la violenza per intimidire avversari politici e diffondere il loro messaggio. Si diffonde a macchia d'olio la violenza squadrista, a Rovigo, Siena, Tolentino Foligno, Ancona, Cremona, Novara. A Ravenna, le bande armate guidate da Balbo occuparono distrussero la sede della Federazione delle Cooperative. Ma non tutti sanno che a Parma capitò qualcosa che umiliò il futuro quadrunviro, Italo Balbo. Il 3 agosto 1922, a Parma giunse la notizia che forze fasciste armate e al comando di Balbo, si stavano dirigendo sulla città. L’organizzazione per opporre una resistenza ai fascisti passò dal sindacato al Direttorio degli Arditi del popolo. In poche ore la città assunse un aspetto di un campo trincerato. Dappertutto vennero erette barricate, specie nel quartiere popolare e operaio di Oltre torrente. Bottegai e classi medie simpatizzarono con gli Arditi del popolo e misero a loro disposizione materiali e viveri. Balbo adirato, si recò dal prefetto che lo ricevette attorniato dalle principali autorità politiche e militari della provincia. Ad essi Balbo pose un vero e proprio ultimatum che consisteva nel ridare, entro mezzogiorno, alla città il suo aspetto normale, di far rimuovere e demolire tutte le barricate e di disarmare tutti i sovversivi. "Se ciò non dovesse accadere – sentenziò Balbo – i fascisti in ottemperanza agli ordini della Direzione del partito, si sostituiranno alle autorità dello Stato". In quella situazione il Direttorio degli Arditi del popolo, non si fidò e rifiutò di smantellare le barricate. I soldati che si presentarono davanti alle trincee furono accolti dal popolo con grandi manifestazioni di simpatia, per cui gli ufficiali ritennero opportuno non insistere, Furente Balbo si presentò dal prefetto, con tutto il suo stato maggiore, per protestare e, poco dopo, emanò un proclamo con il quale chiamava i fascisti a riprendere la battaglia. Si accese la lotta; i fascisti tentarono l’assalto dei quartieri dell’Oltre torrente, ma furono respinti da 350 Arditi del Popolo compresi alcuni religiosi (ci fu il tacito assenso del vescovo di Parma), riescono a mettere in fuga migliaia di squadristi. Storie di gente comune, uomini, donne, vecchi e giovani di tutti i partiti o senza partito, parteciparono alla resistenza. I fascisti non riuscendo a penetrare nei quartieri popolari, sfogarono la loro rabbia incendiando la sede dell’Unione del Lavoro e alcuni studi di noti professionisti antifascisti. Dopo aver occupato l’edificio dei bagni pubblici, i fascisti cominciarono a sparare sull’Oltre torrente. Gli Arditi del popolo risposero con tiri regolati riuscendo a respingere le camicie nere che, con una manovra diversiva, tentarono di prendere alle spalle i difensori, dalla parte dei giardini pubblici. Un altro tentativo venne effettuato dagli squadristi di Balbo, di penetrare nell’Oltre torrente attraverso il Ponte Verdi, ma venne stroncato dal comandante del presidio militare mostratosi deciso, una volta tanto, a far osservare l’ordine anche nei confronti dei fascisti.
In una riunione alla Prefettura del 5 agosto, Balbo dichiarò che i fascisti non avrebbero abbandonato Parma se non dopo che la "canaglia" delle barricate fosse definitivamente sistemata. Invece il 6 agosto Balbo ordinò la partenza dei fascisti da Parma, mentre le truppe militari furono accolte nei quartieri popolari con manifestazioni di simpatia, le orde squadriste di Balbo, per ripagarsi della bruciante sconfitta, si accanirono "eroicamente" contro inermi località della provincia. Il 3 agosto venne occupato dai fascisti il Municipio di Milano e il giorno dopo venne distrutto, per la terza volta dall’aprile del 1919, l"Avanti!".
Il 1° ottobre si aprì a Roma il XIX Congresso del Psi. Per la direzione massimalista del partito sarebbe finalmente giunto il momento per regolare i conti coi riformisti e decretarne l’espulsione e spianare così la strada ai valori della III Internazionale.
Il commento dell’Avanti!" sul quel Congresso, può essere sintetizzato dal titolo dell’editoriale: "Liberazione!". Tutto ciò avveniva ventiquattro giorni prima della cosiddetta "marcia su Roma" e mentre Mussolini saliva al potere, non si arrestava nel Paese la violenza criminale del fascismo.
Questo 1922 fu l’anno di tante barbarie, di tante sconfitte, di tante illusioni.
In particolare fu l’anno dove a Parma i fascisti non passarono e Italo Balbo venne umiliato dalla resistenza popolare.
Da una parte sola. Quella della Libertà. testo di Attila