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Il Pomo di Adamo
Nel collo d’Adamo c’è un frutto sovrano,
si muove, comanda, non chiede la mano.
Non cresce su rami, non cade dal melo,
ma trona e risuona nel canto più vero.
“Son io il Pomo!” proclama con zelo,
“custode di voce, di riso e di cielo.
Senza di me non parlereste mai,
sarei più famoso di mille eroi.”
Ma quando Adamo vuol fare un discorso,
il pomo lo ferma con tosse e rimorso:
“Attento, mortale, non dire bugie,
che dentro la gola comando io, sìe!”
Eva lo guarda e gli dice scherzosa:
“Sei un pomo che crede d’esser una rosa,
sei nodo, sei frutto, sei buffo e caprino,
ma resti pur sempre un grumo divino.”
Così da quel giorno nel corpo umano
c’è un pomo che troneggia, beffardo e strano:
mezzo ricordo del morso proibito,
mezzo teatro che vibra all’infinito.