Dal primo momento in cui l’ho vista ho pensato che lei era bellissima. E penso che fosse il fatto di starti vicino a renderla ancora più bella. L’ho invidiata perché vorrei essere stata per te un terzo di quello che lei è. Immagino tutte le attenzioni che le rivolgi, il caffè la mattina, come le rimbocchi le coperte la sera, come la proteggi dal freddo e dal vuoto.
La vita è così, è tutto un equilibrio tra perdere e prendere. Io ti ho perso e lei ti ha preso. Vorrei sapere se le hai mai parlato di me, se lei è a conoscenza di qualcosa che ci riguardi. Mi renderebbe orgogliosa sapere che le hai parlato di noi, sapere che ti porti dentro qualche traccia di me e del nostro passato, sapere che ti sono rimasta dentro, se non nel cuore, almeno nei ricordi. Sappi che tu sei ancora dappertutto.
Sarebbe semplice cambiare, voltare pagina. Ma tu lo sai che sono una a cui non piace il cambiamento. Sono una che si lega ai particolari, ai profumi. Penso che le cose di cui ricordi l’odore sono quelle che non dimentichi. Non sai quanto è vero. Il tuo profumo mi ha impregnato l’anima, lo sento tutte le mattine, quando mi volto sul cuscino, nell’istante prima di aprire gli occhi, nella speranza di trovarti ancora lì. Ma non ci sei mai.
Quando le persone mi parlano di te ti sento ancora mio, per un momento. Perché a loro sei stato capace di raccontarti, di donarti, come facevi con me. Adesso, ogni volta che ti incontro cerco di ascoltare tutte le parole che rivolgi ad altri e non a me, solo per conservare più a lungo dentro di me il suono della tua voce. Provo a conoscerti dal loro punto di vista, da come loro ti vedono, per provare a riconoscerti nella loro idea di te. Ti riconosco soprattutto quando parlano dei tuoi difetti, proprio quello che io più amavo di te, la tua imperfezione, il tuo non essere mai adatto alle circostanze, il tuo modo di sbagliare anche quando ci mettevi le migliori intenzioni, il tuo non essere bravo con le parole, la tua capacità di dire sempre la cosa sbagliata nel momento peggiore.
Sono sicura che tu per lei adesso sei una meta, un traguardo, il posto giusto in cui restare. Per me tu eri l’inizio, una partenza. Eri come un foglio bianco su cui ho potuto scrivere la mia storia, sapendo che tu eri quello che dava un senso, come i punti e le virgole, come gli spazi bianchi tra una parola e l’altra.
Sono sicura che lei ti ha cercato tanto, che sei l’occasione che stava aspettando da tutta la vita. Io non ti ho mai trovato, io ti ho riconosciuto, in mezzo a tanti estranei tu eri come qualcosa si familiare, di ritrovato.
So che potrei andare avanti, che dovrei aggrapparmi a qualcun altro, tenermi. Ma aggrapparsi a cose nuove richiede fatica, impegno, forza, volontà. E continuo a pensare a perché mai dovrei usare le mie gambe per correre incontro a qualcuno che non sei tu? Perché mai dovrei usare le mie braccia per aggrapparmi a qualcuno quando le potrei usare per stringermi a te? io voglio tenermi solo a te, non voglio afferrare nient’altro. “Tenersi” è un verbo meraviglioso, significa appartenenza, desiderio di non perdere, di non lasciar andare. Io volevo tenerti, proteggerti dal male che ti fai e che subisci, sorreggerti.
Avevamo un futuro fatto di progetti, non di sogni. Avevamo fame di vita insieme, di esperienza, di quella quotidianità fatta di profumo di borotalco, di spazzolini, di spesa e di domeniche. Mi sarebbe bastato vivere di te, di noi, delle nostre giornate semplicemente normali, di tutti i piccoli e grandi problemi che avremmo dovuto affrontare.
Sai bene che sono una che ama i silenzi, ho bisogno di qualcuno che sia sempre capace di capirli senza chiedersi il perché. è quello che spero ogni volta che un uomo mi guarda, spero che possa capire i miei vuoti come facevi tu. Cerco di convincermi che il tuo sorriso o il suo hanno lo stesso calore. E invece sento freddo, ogni volta che un altro mi sorride, sento un fastidio, un disagio di cui non mi so liberare. La verità è che non esiste un altro te, così come non esiste un altro noi. La verità è che ho perso così tanto l’abitudine alla felicità da non saperla più riconoscere; ho perso l’entusiasmo verso le cose, il gusto della novità. Sai bene che sono una malinconica di natura, sono una di quelle che quando ottiene la felicità non fa niente per tenersela, non smania di averne ancora. A me bastano gli attimi, quelli infiniti, quelli che ti cambiano la vita. Tu eri quell’attimo, la felicità me l’hai stampata dentro tu. E non c’è niente che potrà mai essere comparabile a quell’istante di vita e d’amore che sei stato tu per me, a quella parentesi che hai aperto dentro di me e che non sa chiudersi.
Tenersi. testo di A cuore aperto