Ed il tempo, solitamente implacabile, sembra essersi fermato. Nessuna traccia degli anni trascorsi sul suo volto. Tutto sembra esser rimasto immutato, inalterato: la perfetta forma delle orecchie; la leggera, quasi impercettibile incurvatura delle spalle; gli occhi, sempre scuri e profondi, imperscrutabili; le mani grandi che, pizzicando senza tregua, non danno pace a quel leggero accenno di barba presente sul suo volto. Rivederlo, rivedersi, ritornare, per una frazione di secondo, ad essere pervasa da quel senso di inadeguatezza contro il quale strenuamente ha lottato tante volte. I battiti aumentano, le gambe tremano. Sguardi indifferenti e soffocati danno vita ad un intricato labirinto di vecchi e sbiaditi ricordi, un labirinto impervio, senza via d'uscita alcuna. E, come la mitologica Arianna, lei scruta da lontano questo groviglio indistricabile; occhi spalancati e filo rosso tra le mani, un filo che ancora la trattiene in bilico tra passato ed presente. E rimane lì, dilaniata dall'attesa, combattuta tra il gettarsi a capofitto in quell'oscuro labirinto e l'andare oltre per recidere, finalmente, l'unica cosa che ancora la lega fortemente al "suo" Teseo: quel filo rosso, quel maledetto filo rosso.
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