La Nebbia Di Treviso Del 1998

scritto da Edgar Ros
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Serie "Real Mystery". Indagini su eventi inspiegabili avvenuti in varie zone d'Italia e del Mondo
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Testo: La Nebbia Di Treviso Del 1998
di Edgar Ros

La mattina del 14 novembre 1998, Treviso si svegliò immersa in una nebbia così densa che pareva scolpita nell’aria. Non era una novità per la città, abituata alle brume autunnali, ma c’era qualcosa di diverso, quasi inquietante. Il colore non era il solito: c’era un riflesso metallico, come se l’aria fosse stata mescolata a una polvere d’argento.

Francesca, studentessa di architettura, uscì di casa per andare a lezione all’università. Prese la bicicletta, ma dopo pochi metri sentì che qualcosa non andava. Il silenzio era assoluto, neanche un cane abbaiava. Il rumore delle ruote sul selciato sembrava amplificato e quando guardò l’orologio digitale al polso rimase interdetta: segnava le 03:17 del 21 giugno 2027. Pensò fosse rotto, ma il telefono cellulare, un vecchio Ericsson, mostrava la stessa data e addirittura un’ora diversa da quella reale.

Quando arrivò in centro, notò che non era l’unica a essere turbata. Davanti alla fontana di Piazza dei Signori si era radunato un gruppo di persone. Un uomo teneva in mano il cronometro di una corsa podistica e il display segnava “Errore: anno fuori intervallo”. Un’anziana signora singhiozzava, raccontando di aver visto, attraverso la nebbia, il proprio marito morto da vent’anni seduto sulla panchina sotto i portici.

Quello fu l’inizio di un incubo collettivo che sarebbe durato settantadue ore.

Le autorità pensarono inizialmente a un fenomeno naturale: un picco di umidità, un’inversione termica. Un po' troppo superficiale come spiegazione e assolutamente inadeguata al fenomeno. Gli strani racconti aumentarono di ora in ora. Le farmacie registrarono un’impennata di richieste di ansiolitici. Le linee telefoniche furono intasate da segnalazioni di persone che affermavano di aver visto scene impossibili: treni che passavano sul Binario 1 della stazione con livree mai viste prima, automobili senza targa né conducente e persino bambini che dicevano di aver parlato con se stessi “più grandi”.

Luca, un giovane orologiaio, divenne involontario custode delle prove più sconcertanti. Decine di clienti portarono da lui orologi meccanici e digitali “impazziti”. Ma la cosa più incredibile avvenne nel suo stesso laboratorio: mentre controllava un orologio da tasca del 1920, vide le lancette muoversi da sole fino a fermarsi sulle 10:45. In quell’esatto istante, la radio trasmise un bollettino urgente: “Si consiglia alla popolazione di rimanere in casa. Sono stati segnalati gravi disturbi alla rete elettrica e agli orologi atomici del laboratorio ENEA di Padova.”

Il secondo giorno fu il più drammatico. La nebbia non accennava a dissolversi e in alcune zone della città si verificarono blackout inspiegabili. La corrente saltava per pochi secondi, ma al ritorno le sveglie digitali segnavano ore sempre più sfasate. Alcuni computer iniziarono a riavviarsi da soli, mostrando schermate blu piene di date incomprensibili: 2051, 2134, 2999.

Nella tarda serata, Francesca ricevette una chiamata da un numero sconosciuto. Rispose esitante, e dall’altro capo udì la sua stessa voce, più matura, che le disse:
“Non andare in centro domani. La piazza si aprirà”.
Poi la linea cadde.

Non dormì per tutta la notte. All’alba decise comunque di andare a vedere. La piazza era deserta, ma la nebbia era così spessa da sembrare un muro bianco. Quando si avvicinò, sentì un brontolio sordo, come un tuono. Il terreno sotto i suoi piedi vibrò. Improvvisamente, davanti a lei, la nebbia si aprì a spirale, mostrando un’immagine nitida: la stessa piazza, ma con edifici diversi, moderni, vetrate e pannelli solari ovunque. Al centro, un’enorme scultura cinetica che non aveva mai visto. Un gruppo di ragazzi con abiti futuristici rideva e beveva caffè seduto ai tavolini. Uno di loro la guardò e fece un cenno di saluto. Poi tutto svanì.

Francesca corse a casa in lacrime. Non era sola: in quelle ore centinaia di trevigiani riportarono visioni simili. Alcuni videro scene di guerra, con carri armati che attraversavano i viali; altri videro una città sommersa, con pesci che nuotavano tra le finestre. Nessuno riusciva a spiegarsi cosa stesse accadendo.

La nebbia svanì improvvisamente dopo 72 ore, alle 03:00 del 17 novembre. Il cielo tornò limpido e con esso anche gli orologi e i computer sembrarono resettarsi. I notiziari parlarono di “anomalia atmosferica straordinaria” e invitarono la popolazione a non diffondere “voci allarmistiche”. Ma in città nulla fu più come prima.

Luca conservò in segreto il vecchio orologio da tasca, che dopo l’episodio aveva continuato a segnare le 10:45 per mesi, senza mai scaricarsi. Solo l’anno successivo tornò a funzionare normalmente. Francesca, invece, decise di cambiare corso di studi: abbandonò architettura e si iscrisse a fisica, specializzandosi in cosmologia.

Negli anni successivi, piccoli gruppi di studiosi e curiosi cominciarono a raccogliere testimonianze. Nel 2005, un dossier non ufficiale elencava oltre 1200 segnalazioni attendibili di “distorsioni temporali”. Alcuni riportavano di aver ricevuto lettere datate 2023, con dettagli precisi di eventi che si sarebbero poi verificati davvero.

Il fenomeno divenne noto come “La Nebbia di Treviso”. Alcuni scienziati ipotizzarono un raro effetto di interferenza elettromagnetica, altri parlarono di allucinazioni collettive. Ma per chi l’aveva vissuto, non era un’allucinazione: era stato uno squarcio nel tempo, un avvertimento o forse un dono.

Francesca, oggi professoressa di fisica teorica, conserva ancora il vecchio Ericsson che quella mattina le mostrò il 2027. La batteria è morta da anni, ma lo tiene in un cassetto come reliquia. Dice ai suoi studenti che il tempo non è una linea retta ma un intreccio di possibilità. E che, a volte, basta un po’ di nebbia per vedere oltre.

La Nebbia Di Treviso Del 1998 testo di Edgar Ros
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