Mi faccio un po' di pubblicita'

scritto da pensiero_libero
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Un Viaggio Lirico tra il Tempo, l’Amore e l’Esistenza A cura di Giuseppe Di Liddo
Renato Fedi, poeta romano dal profilo discreto e introspettivo, ci offre con Riflessioni su attimi di vita una silloge che si erge come un mosaico esistenziale, dove i frammenti della memoria e del sentimento si intrecciano in un dialogo profondo con il fluire del tempo. Questa raccolta, apparentemente strutturata come un diario poetico, non è un mero compendio di emozioni personali, ma un'esplorazione filosofica dell'umano, radicata in una tradizione lirica italiana che evoca echi di Montale e Quasimodo, pur con un timbro contemporaneo e personale. Fedi, attraverso un linguaggio sobrio ma denso di immagini sensoriali, cattura l'essenza effimera dell'esistenza, trasformando attimi fugaci in meditazioni eterne. La data "1964" che punctua la sezione iniziale potrebbe alludere a un punto di svolta autobiografico forse l'anno di nascita o un evento cardine ma funge da àncora simbolica per un percorso che si snoda dal ricordo infantile alla rassegnata saggezza dell'età matura.
La raccolta si dispiega in sezioni implicite, che emergono dal flusso organico dei testi: le riflessioni sul tempo come declino (Verso il lato a scendere delle cose, Quando s’arriccia il tempo), l'amore come rifugio e ferita (Le parole degli amanti, Annamaria), il dolore collettivo e sociale (Amara terra, Canto di disperazione), e la ricerca di redenzione e vitalità (Serenità, Canto alla vita). L'indice finale, che elenca titoli come A mia moglie, Canto di speranza o Pillole, rivela una struttura a mo' di antologia intima, dove ogni poesia è un "attimo" catturato, un'interruzione nel continuum del vivere. Il tempo, qui, non è astratto: è un'entità tangibile, un "lato a scendere" che segna il passaggio dalla "gioventù dorata" con i "profumi accesi dell’amore" alla maturità dove "il bianco s’è sparso tra i capelli". In Verso il lato a scendere delle cose, Fedi evoca un ciclo vitalizio che inizia con un "vagito di settembre uscito tra il rombo delle bombe” un richiamo alla Seconda Guerra Mondiale e al quartiere San Lorenzo di Roma, forse un'eco autobiografica o storica per culminare nella riflessione che la vita è "solo un intervallo divertente tra il nulla e il niente". Questa visione nietzschiana del nichilismo temperato da un umanesimo stoico permea l'opera, trasformando il declino in opportunità di riflessione: "Quando verrà il lato a scendere, delle cose nascoste nelle tasche / si farà padrone chi mi ha amato / conservando i ritagli lì nel cuore".
L'amore emerge come contrappunto al tempo, una forza cosmica che sfida l'entropia. In Le parole degli amanti, le parole d'amore sono "porte che s’aprono sui crateri della luna", un'immagine che fonde l'intimità erotica con l'immensità stellare, riecheggiando il petrarchismo rivisitato in chiave moderna. Eppure, Fedi non idealizza: in Scarpe rosse, l'amore si tinge di violenza e trauma, con un "mattino di luglio" che diventa metafora di un'aggressione sessuale, "le tue mani addosso come piovre per cibarsi", un grido silente contro la brutalità patriarcale che imbratta "le pareti della mia disperazione". Qui, la poesia si fa denuncia sociale, elevando il personale a universale, simile alle denunce di Alda Merini. Il lutto per l'amata in Annamaria “Ti porterò nell’anima per sempre” trasforma il dolore in eredità eterna, un "albero" che fiorisce "di marzo" nonostante la "terra sparsa".
Il dolore collettivo irrompe in testi come Amara terra, dove la natura si ribella "Puttana sta divenendo oggi la terra e si vende alla pioggia che la spazza” in un'apocalisse ecologica e divina che interroga Dio: "E tu, Dio che sugli uomini governi, a nessuna prece concedi il perdono". Fedi denuncia l'integralismo e la guerra in Canto di disperazione, con un "vento impregnato di medio evo" che "nega l’essere della vita il fiore" alle donne, un canto profetico contro l'oppressione che riecheggia i Salmi biblici filtrati attraverso l'attualità (pensiamo alle donne afghane o alle guerre mediorientali). Infine, la speranza rinascimentale in Canto alla vita contrasta il nichilismo: "Arrivasti tu e il mio vestito ritrovò i bottoni, la carne mia tornò ad essere carne", un inno alla rigenerazione amorosa che chiude il cerchio esistenziale.
Il linguaggio di Fedi è un equilibrio magistrale tra lirismo classico e concretezza quotidiana, con una musicalità che si nutre di onomatopee implicite e ritmi ternari. Le metafore sono radicate nella natura "danzano lievi nel vento / vestite di giallo piccole foglie" in Vento d’autunno ma si incarnano nel corpo: il tempo "arriccia" come un plissé, il cuore "si sta annodando" in Nel rifugio della notte. Le onomatopee e le allitterazioni “zaa zaa" implicito nella pioggia, "doki doki" assente ma evocato nei battiti conferiscono un ritmo auditivo, quasi orale, che richiama la tradizione popolare italiana. In Fusione, il viaggio notturno in auto diventa metafora del rimpianto: "A braccia tese verso i miei rimpianti corro la notte mentre il volante balla", un dinamismo che fonde velocità moderna con introspezione psicanalitica.
Le sezioni brevi come Pensieri in breve o Pillole “Due o tre parole gettate lì come pillole" offrono aforismi poetici che condensano la filosofia socratica citata in So di non sapere: "In questo vivere imbastardito da manichini col cuore di metallo che scimmiottano un sapere artificiale". Qui, Fedi critica la società digitale e l'ignoranza, con un acrostico in Escluso che evoca l'alienazione: "Essere piombo fuso Se non sei più aria". Il verso libero domina, ma quartine e acrostici aggiungono varietà formale, rendendo la raccolta un corpus polifonico.
Riflessioni su attimi di vita non è solo un lamento sul tempo che fugge, ma un invito a custodire gli attimi contro il "nulla e il niente". Fedi, con la sua penna erudita ma accessibile, dialoga con la tradizione da Leopardi (L’infinito riecheggiato in Tra i mille colori della vita) a Pasolini (il dolore sociale) offrendo una poesia che è terapia catartica. In un’epoca di accelerazione digitale, dove gli "attimi" sono effimeri post su social, Fedi ci rammenta il valore del "respiro" autentico: "Respiro l’onde magnetiche d’un sole che non s’abbandona". Questa silloge merita un posto nelle antologie contemporanee per la sua profondità emotiva e la sua capacità di illuminare le "tasche" del cuore, dove si conservano i "ritagli" della vita. Un’opera matura, che invita al ritorno alla poesia come atto di resistenza esistenziale.

Si riferisce al mio libro "Le orme del tempo" che ha come pagina di avvio "Riflessioni su attimi di vita"
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