Abbagliante Bardo

scritto da Vrilly
Scritto Ieri • Pubblicato 19 ore fa • Revisionato 19 ore fa
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Varcare la profondità per incontrare il proprio doppio animico che nel riconoscersi in chi si immerge si spaventa e fugge, temendo di non reggere quella stessa profondità.
- Nota dell'autore Vrilly

Testo: Abbagliante Bardo
di Vrilly

Nuvole cupe si riflettono su acque immobili all'alba.

Immergo i miei pensieri in profondità.
Non c'è suono esterno che io possa percepire, nell'ovattata sensazione di navigare nel mio pensiero.

Respiro lento, lungo, nessuna apnea lo spezza:
mi perdo nel liquido ancestrale che mi riconnette a ciò che sono.
Penso con il cuore, mentre la mente è rimasta in superficie.

Affondo e sprofondo lentamente, e chiare emergono, una ad una, le mie insicurezze.
Lascio che mi facciano compagnia.
Trattengo il mio tepore, che vuole svanire lesto nel freddo che mi avvolge.

Respiro lento, lungo, nessuna apnea lo spezza:
il cuore si sposta al centro, ti sento.
Come fossi il mio doppio, che riconoscendosi in me scappa, per la paura di non sostenere la sua stessa profondità.

Nel buio, adesso, riesco a vedere.
Vorrei poterti trattenere, confortare, dirti di non scappare.
Non posso: la tua libertà è solo se io ti lascio andare.
Solo così potrai trovare, nell'abisso, il tuo respiro,
e forse, a quel punto, raggiungermi — tenermi per mano, risalire piano.

Conoscendoci due, in questo tempo;
riconoscendoci uno, nello spazio immenso.

Respiriamo lento, lungo: condividiamo l'aria, nessuna apnea ci spezza.

Abbagliante Bardo testo di Vrilly
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