IL GRIDO DEI VENDITORI AMBULANTI

scritto da giovingiovanna
Scritto 16 anni fa • Pubblicato 16 anni fa • Revisionato 16 anni fa
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Autore del testo giovingiovanna

Testo: IL GRIDO DEI VENDITORI AMBULANTI
di giovingiovanna

Sto stendendo i panni e la vicina di casa mi guarda. E' talmente "vicina" la sua finestra che quasi ci possiamo toccare.
"Buongiorno!" dico io e come sempre rispondendo al mio buongiorno tira verso di sè le persiane.
Questo gesto è abitudine qui; è come se volessero parlarti, ma non possono.
Ad ogni modo sotto di me vedo la lambretta a tre ruote di Don Peppino che puntualmente si ferma e scende.
"Pisci, Pisci friscu!!!"
"Buongiorno Don Peppino! Ha un'orata per il mio bambino?" Questo mio accento e questo mio parlare tipico del nord ancora dopo tanti anni non è cambiato. Involontariamente spingo chi parla con me ad usare l'italiano e non il dialetto con tutte le conseguenze del caso.
"Pu picciriddu? Scerto (in realtà Don Peppino avrebbe detto: cà sceito, ma parlando con me.....), Un'orata appena prisa!"
"Don Peppino è sicuro vero? Perchè sa come ci tengo al piccolo...."
"Siggnora, u sà che con mme una parola basta! Pu picciriddu chista orata è peffetta!"
Calo il mio paniere (in gergo locale "ù panaro") con mille lire dentro, e Don Peppino puntuale mi mette l'orata.
"Vossia vuole pure pisci pe frigggere?"
"No Don Peppino, grazie. Sono a posto così"
"bene siggnora, arriverisca!"
"Buona giornata Don Peppino"
"Piiiiiisciiiiiii, pisci friscuuuu!!" Continuava la sua giornata.
Dal fondo della strada a sinistra, mentre alzo il mio paniere, arriva un'altra lambretta, questa volta gialla.
Scende, apre il retro e grida "pane!" con una voce tipica. Non si può sbagliare: è Gioacchino il panettiere.
"Ciao Gioacchino! Mi daresti un filone integrale e due treccine con lo zucchero per favore"
Gioacchino è un pò burbero, è talmente legato alla sua terra da condividerne persino le cose che non vanno. Io e lui abbiamo avuto diverse occasioni per discutere in ambiti parrocchiali, ma è buono come il pane che sforna ogni giorno
"certo, sono cinquecento lire"
Riscende il mio paniere e risale con quello che ho chiesto.
"nè viriemo stasera alla riunione?" mi chiede in metà dialetto ed in metà italia.
"certo, alle otto. Grazie e a dopo"
"AMMULATEVI I FORBISCI, AMMULATEVI I CUTIEDDI, ARROTINOOOOOO"
"AMMULATEVI I FORBISCI, AMMULATEVI I CUTIEDDI, ARROTINOOOOOO"
Questo non mi serve, ritorno astendere i miei panni che come quelli di tutti gli altri penzolano sulla via dando una sorta di colori e vivacità.
Se non fosse che qui niente più mi lega, o meglio: che tutto cio che mi trattiene mi lega, rimarrei a vita.
L'azzurro del cielo, il mare di sera, le luci delle lampare, il profumo del pane, il sapore delle olive, la grandezza delle arance, il cielo stellato.....
Peccato.
Torno dentro casa. Continua a inscatolare quello che mi è rimasto. Chiudo il cartone e, come tutti gli altri, lo metto sotto il letto.
Fra tre giorni parto, ma nessuno lo deve sapere.
Anch'io, adesso, tiro le persiane a me.
IL GRIDO DEI VENDITORI AMBULANTI testo di giovingiovanna
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