Una volta, tanto tanto tempo fa,
nel tempo dei giganti e degli dei la regina
fu chiamata tra le stelle,
là dove ancor cammina.
Ma prima si distese fra l’acque
che aveva scelto tra le più belle
come suo ultimo giaciglio e giacque.
Dalla testa scivolò corona:
e nacquero così le Alpi;
ma le membra stese, quelle
formarono gli Appennini
l’essenza dell’Italia vera che sta tutta lì
non nei monti alpini,
perché non è il cappello che caratterizza
il corpo forte e snello, ma la spina
che lo sostiene e gli dà l’altezza.…
E quella maestosa forma se vuoi,
puoi rimirar dall’alto
ma ti ancora toglie il fiato
per la sua bellezza.
Nel cuore, poi,nel centro stesso,
la dea Natura
dispiegò il massiccio fatato
dei Monti della Laga
al cui fianco pose,
maestoso e nobile,
il magnifico Gran Sasso,
gigante addormentato che dal Corno Grande
si consente di guardare
al di sopra delle nuvole
e di là e di qua controlla il mare
che s’allunga azzurro all’orizzonte
ad incorniciare lo stivale.
Gran Calderone, Monte dell’Aquila,
della Portella, Campo Imperatore,
Pizzo Cefalone, Monte Scinderella
e le petrose tribune
di Tiro ed Arapietra coi rifugi;
Fossa Paganica, Brancastello e poi …
Poi solitudine
nei cieli e nel silenzio che affastella
vento paura e vita,
chiama sui picchi le Camozze,
dispande turbinii improvvisi della neve
e quegli ululati di lupi
che alle pecore nelle stazze
ripetono che la storia
è eternamente quella.
Io, sconosciuto monaco
di strapiombi estivi,
senza piccozze
vado per gli erti rivi
lungo i sentieri della lana,
salgo alla sella dei grilli
e scendo alla piana
dove poi m’attardo,
ospite errabondo,
a meditare dinanzi al vetusto
faggio secolare
che mi parla e sa sciogliermi dentro
quando mi indica sorridendo
l’ultima rosalia alpina.
Non scalo più montagne, nò.
Ma le abbraccio con lo sguardo
e tutte come donne le amo…
guardandole lasciare
che il Tirino scenda
con le sue sinuose colonne
di scrosci d’acqua verde
a formare piccole lagune
fredde ma sincere,
chete sopra e ribollenti sotto
nei colori nobili e profondi
dell’ultima natura.
E piango, piango di grato amore
per ogni ora,
ogni minuto,
quando sincere si offrono ancora a me.
Una volta ..... testo di Pellegrino2