Mi conosce la mano della notte tante volte accarezzava i miei capelli quando china sui pensieri a volte folli annegavo nell'inchiostro dei silenzi.
Poi falsavo la luce della luna sul guanciale e sulla coltre del mio inverno dove appassiva il rintocco delle ore per raccontare illusioni prese in prestito.
Dentro l'anima vivevo di riflessi col pudore che faceva arrossire e nei viali dei miei ripensamenti accendevo qualche stella per non morire.
Mi gravavano sul seno, abbigliate di disobbedienza quasi nude , infreddolite dall'assenza disegnando ombre maldestre sul balcone.
Ma la luna cavalcava l'infinito spudorata , l'ombra di un sorriso quando avvolta dai sogni claudicanti m'innamoravo d'un fonema senza mani
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