Quando il Mister della prima squadra venne personalmente al campo di allenamento per convocarmi toccai il cielo con un dito. Non pensavo però che già quella domenica mi avrebbe fatto giocare.
Quando vidi Silvano involarsi sulla fascia, presi posizione dietro il mio marcatore ed aspettai.
Silvano alzò la testa e piazzò un traversone perfetto, fu facile anticipare il mio marcatore e buttarla dentro.
Ma non era ancora finita.
Michele che, quando era sobrio, poteva giocare in serie A, vide il mio movimento ad elle tra i due centrali difensivi avversari e mise la palla proprio dove doveva doveva essere messa. Fu facilissimo presentarsi solo davanti al portiere e piazzare la palla nell'angolo basso dove non poteva arrivare.
Prima volta con la prima squadra e due gol. Non male per un ragazzino di quindici anni al suo esordio..
Nelle tre partite successive feci altri cinque goals. I giornali locali scrissero molto su di me, ne conservo ancora le copie ingiallite. Forse era nata una stella. Un osservatore di una delle due grandi squadre professionistiche della zona venne a vedermi ed iniziò a parlare con i miei dirigenti. Forse avevo un futuro.
Venne domenica, ero pronto, sapevo che l'osservatore era sugli spalti. Il Direttore sportivo mi fece gli auguri ed il Mister mi disse "gioca come sempre e non pensare ad altro che non a fare gol". Raccomandazione superflua. Quamdo entravo in campo per me non esisteva altro, solo il pallone da buttare dentro. Tra le altre cose avevo anche la fortuna che sulla panchina della prima squadra sedeva un ex giocatore professionista che sapeva bene cosa stavo provando in quel periodo e faceva di tutto per tenermi tranquillo.
Dopo dieci minuti arrivò la prima palla buona e non sbagliai. Feci un bel gol sotto gli occhi dell'osservatore. Mentre tornavo a centro campo lo vidi mentre annuiva e sorrideva. Vidi anche il mio Presidente sorridere. Ero molto contento. Ricordo che pensai "Beh ... mancano ottanta minuti, se mi va bene magari ne faccio un'altro ...".
L'impatto fu devastante, crollai a terra urlando e li rimasi. Dalla panchina accorsero molto preoccupati, sapevano che non era mia abitudine urlare e dibattermi se non mi ero fatto seriamente male.
Distrosione al ginocchio, rottura del menisco esterno e lesione del collaterale.
La diagnosi dell'ortopedico fu impietosa. A quei tempi, parliamo di quarant'anni fa, non vi erano certo le moderne tecniche odierne.
La mia carriera finì praticamente quel giorno, anche se, dopo tre anni di stop, tornai a giocare a discreti livelli dilettantistici. Non più come attaccante ma come difensore, grazie all'aiuto di Vito, altro ex calciatore professionista, allenatore tra i dilettanti che mi fece capire quanto la mia passione potesse ancora portarmi a giocare bene ma .... "Regà ... scoltame ... davanti stai a fà er salto del capretto. C'hai paura e te capisco. Ma se te metti li dietro vedrai che potrai ancora dacce 'na granne mano .....".
Fu così, mi misi d'impegno ed imparai a difendere.
Smisi con l'impegno semiserio, ovvero tre allenamenti serali alla settimana più la partita alla domenica pomeriggio, a trentanove anni.
Avrei voluto tanto arrivare a smettere a quarant'anni ma il mio ginocchio non ne voleva proprio più sapere.
Adesso, ogni venerdì vado a giocare con gli amici, mi metto il tutore, corricchio un'oretta.
Dopo la partita si va a cena. Si passano un paio di orette in allegria e va bene così.
Quando vedo le partite della squadra di serie A di cui sono tifoso mi capita ogni tanto di ripensare a quello che poteva essere e non è stato.
Molti magari pensano che mi sia mancato il denaro e la notorietà dei moderni divi del pallone.
Mi sono mancate le sensazioni provate da umile dilettante in tanti anni di onorata carriera, ma riportate esponenzialmente in un contesto professionistico.
Si tratta di odori, sapori, sensazioni, come ad esempio entrare a San Siro con cinquantamila persone, oppure vedere da dentro il campo i tifosi del Napoli al San Paolo.
Mi ricordo una finale per un passaggio di categoria dove sugli spalti vi erano circa cinquemila persone.
Avevo già superato i trent'anni ed ero ormai considerato un giocatore esperto. Tra le altre cose indossavo pure la fascia da capitano. Mi ricordo che pensai "Però... tanta gente oggi allo stadio ... ci divertiremo ... certo che se cinquemila fanno tutto sto casino pensa cinquantamila o pensa ad essere a Madrid dove ce ne stanno centomila ...."
Il destino mi ha riservato un'altra strada.
Certo che sarebbe bello se, nella prossima vita, mi riuscisse il colpo di completare quello che, se il mio ginocchio non avesse ceduto, forse avrei già potuto realizzare in questa!
Ricordi testo di AZ329