Pochi chilometri. La sigaretta in bocca e il finestrino abbassato. Solo qualche minuto passato in silenzio; ho spento la radio. Si perché certe canzoni sono profonde coltellate adesso. E già... sono arrivate, lame dritte allo stomaco. Con la mano destra cerco di bloccare il sangue che rapido ha già dipinto la maglietta, ma come acqua fra le rocce, filtra tra le dita inesorabilmente. E non ti preoccupare mi ripeto, è necessario. Lo potrei fermare. Ma voglio farlo? Mi chiedo. Ci penso qualche secondo ancora e conto i respiri. Faccio un paio di tiri e lascio andare la cicca al vento. Lo so, lo so... non si fa. Però mi piace guardare quelle piccole scintille sul buio asfalto dallo specchietto retrovisore. Ascolto le gomme girare tra l'acciaio e il catrame; alcune gocce, ma non è pioggia, non lo è... Poi riprendo il volante a due mani, decido allora di mettere un po' di musica, di quella che mi fa stare bene e male. Sintetizzatore e pianoforte, violini e basso elettrico, la voce è quella di Thom Yorke. Mentre le luci della notte si allungano sul parabrezza, i colori si mescolano alle audiofrequenze e casa si avvicina, un' altra volta.
Se ti sei accorto di un errore o vuoi cambiare il tuo commento, puoi cancellarlo nei 5 minuti succesivi alla pubblicazione.
In seguito non potrai più cancellarlo.
Vuoi cancellare il tuo commento?
Caricamento dei commenti...
Questo testo è troppo datato per accettare nuovi commenti.