Sottile, un velo appena Separa dalla libertà Su di esso ogni tirannide Fin da un oscuro passato Si rapprende e vi si appende Annodandovi il proprio fato
È una muraglia che cinge Le femmine della specie Celebrate ipocritamente Purché nei secoli segregate Adorate in processione E poi nei mercati scambiate Bramate con occhi furtivi Ma persino nell'intimo mutilate Dalla bruma del tempo Emergono faticosamente Malgrado le imposte catene Gravose insopportabilmente
Per eternarlo Esercenti il dominio Ai dominati concedono A loro volta di dominare Sull'apparente debolezza Di forzate ancelle Illudendosi di conservare Granitica la sovrastruttura Che vetusta ondeggia Periclitante per l'alito possente Espirato in questi giorni confusi Quando le impolverate strade Sono di ribellione affollate Al dominio sprezzante la vita Di chi fin dalle origini la dona
Lunghi i capelli scoperti L'aria profumano di gelsomino Satura questa di alte grida Per le scampate alla lapidazione Murate nelle insalubri prigioni Dove nell'oscurità sono state gettate
Ma non più sole in questa fatica Perché la speranza di chi I profumati capelli recide Risveglia quella sopita di altri Ed il coraggio di un'intera gioventù Guarda con sfida diritto Negli occhi di un potere Logoro, nudo, impresentabile In piedi soltanto Per tortura e violenza
E le madri ed i padri Esausti nel vedere Il fiore della propria giovinezza Strappato da mani così indegne Scendono le scale delle case Non più attoniti spettatori Ma protagonisti A loro volta della speranza Che è una scintilla nel buio Comunque capace di originare Un epocale incendio Che purifichi Da sedimentati pregiudizi E rianimi Nei restanti umani Di una vita nuova il desiderio.
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