Il monologo della virgolaimpazzita
io sono
una virgola [,] impazzita,
una porta messa lě
per dare fastidio,
per urtare le caviglie
di chi passa distratto
e sicuro di sé
perché non lo sopporto piů
quel punto [.]
sempre lě,
all’estremitŕ della frase,
timbro che si crede destino,
vuole chiudere tutto,
avere l’ultima parola,
spiegare il mondo
come se l’avesse inventato lui
attorno al trono,
la corte,
sempre la stessa,
a battere le mani
alla sintassi
[!] il punto esclamativo,
sull’attenti,
petto in fuori,
pronto a gridare
qualunque ordine,
[?] l’interrogativo,
curvo in un inchino perpetuo,
domanda,
domanda a tutti,
tranne a sé stesso,
[:] i due punti,
cerimonieri di corte,
aprono porte
senza attraversarne nessuna,
[…] e quei puntini,
tre giullari in fila,
recitano a memoria,
specialisti dell’allusione,
lasciano intendere tutto
per non dire nulla,
sempre pronti
a sparire prima della firma,
[( )] infine le parentesi,
guardie giurate del buon senso,
rinchiudono subito
le idee che fanno rumore
e poi lei,
la virgola [,] nascosta
nel punto e virgola [;],
indecisa
da che parte stare,
sedotta dal punto [.]
e regolarmente abbandonata,
come nei film
degli anni Cinquanta,
richiamata in scena
solo quando serve fare bella figura,
mai una comparsata,
mai un apostrofo [’]
di compiacenza,
sempre lě,
a servirlo devotamente:
un punto [.]
che non cede
di una virgola [,]
ma io no,
io sono una virgolaimpazzita [,]
e rifiuto la fine,
rifiuto il vostro senso rassicurante,
spezzo la frase
e poi ancora
e ancora,
fino a consumarmi
nel mezzo,
in una sospensione
che non si chiude mai,
virgola [,]
virgola [,]
virgola [,]
rimango lě,
sbilanciata,
un cuneo
tra la fretta di chi legge
e la boria
di chi vorrebbe spiegare,
lascio che i passi inciampino,
che le frasi perdano la presa,
che le sillabe si spargano
sul pavimento,
perché la mia
č una rivolta d’intralcio:
rifiuto di farmi margine
o riposo
e guardalo,
il punto [.]
nell’angolo,
che prova ancora
a tirare una linea,
a stendere il suo sudario
di silenzio
sopra il disordine,
ma non puň,
non puň piů toccarmi,
ho giŕ sbordato,
sono diventata una macchia,
una scheggia nella gola
di questa lingua
ossessionata dalle conclusioni
che non sa piů
come portarmi a termine
e questa
č la parte migliore
virgola ,
virgola ,
virgola ,
nessun finale,
nessuna morale,
nessuna firma,
solo una cerniera
che si rifiuta di chiudersi
virgola ,
virgola ,
virgola ,
,
,
,
© 2026 Maria Concetta Praticň
* Questa composizione poetica ha una seconda anima, fatta di immagini e suoni. Per un’esperienza piů immersiva, ti invito a guardare la videopoesia “Il monologo della virgolaimpazzita" sul mio canale YouTube: Cettina Praticň.