C’era una casetta
in fondo alla via,
piccola e stretta,
ma tutta era mia.
Dentro eran stanze
di forme un po’ strane,
finestre socchiuse
e tende villane.
C’eran giochi,
c’eran fiori,
scatole piene
di strani tesori.
Aveva una porta
dipinta di blu,
resta da sempre
ben chiusa anche più.
Poi venne qualcuno,
non so da che via,
bussò piano piano
alla porta che è mia.
Non chiese la chiave,
non disse “perché...”
Aspettò soltanto
che aprissi da me.
La porta si aprì
con un piccolo «cri»,
con un moto lento
a gridar spavento.
Vide le stanze
di forme sincere,
finestre aperte
e tende leggere.