Voglio costruire una poesia impastando satira,
ironia e fantasia, userò la mia cazzuola, la mia
livella e il mio filo a piombo con il lapis e il righello,
i capomastri allineati e accigliati con me che son sotto
esame per essere da loro giudicato e ciò mi duole.
La rima ammicca, con aria divertita stuzzica, scioglie
i versi, quelli legati, per fare la baciata, l'alternata e
l'incrociata e se s'accorge di una sua mancanza, cuce
con il filo della consonanza e dell'assonanza, mentre
fa da gran padrona una signora, la vanitosa allitterazione.
Esce fuori un sonetto, caudato (il mio preferito) e
rinterrato, dove lo metto questo quartetto spolverato
e riesumato? esso è presentato da un certo Guittone
d'Arezzo il quale confuso e costernato mi dice: " io con
te mai ci raccapezzo!" (senti chi parla) costui è seguito da
Jacopo da Lentini, ma non giocava come attaccante con il
Torino e la Fiorentina?...
ad un tratto delle voci, "fa acqua questa barca!" mi
redarguisce il buon Petrarca... "per imparare è presto o
troppo tardi!" mi tossisce Giacomino, il Leopardi.
Poi in pausa e su un vassoio, mi offrono delle vocali
atone e toniche in salamoia..." macchè mica sò fess! io
mi bevo solo una frizzante e ghiacciata Schwppes!"
poi dal suo binario parte il dodecasillabo, "no! per carità
per me è solo arabo." insieme ai senari e settenari, ma
chi sono? adepti o impresari teatrali?
comunque mi cimento, non scappo via e senza usare la
loro accademica genìa, provo a costruire la mia prima
poesia...
PIOGGIA
Pioggia... pioggia sulla loggia,
pioggia che ci sloggia,
pioggia e la man si sporge,
pioggia che si appoggia sulla
giacca e la sua foggia,
pioggia sulla sabbia e sui ruderi
del suo castello,
pioggia ma che rabbia! dove sei
tu o tempo bello?
pioggia sulle lacrime che bagnate
dalla pioggia, diventan pioggia
calda per sciogliere e lavare la
nostra anima che adesso è troppa
nera e in se troppo salda...
trovatele un difetto ed io mi batterò pentito e
forte il petto, ma... ne convengo, la
costruzione traballa e stenta, con poco o
niente a posto è poco bella, ma cercatene
almeno l'essenza, il sapore o il suo
significato che v'è nascosto in questa padella
scoperchiata, arroventata e un po scomposta.
Voglio costruire una poesia (satira rimata) testo di GIUFOR