Riflessioni ipocondriache sull'amore

scritto da Zenobia
Scritto 8 anni fa • Pubblicato 8 anni fa • Revisionato 8 anni fa
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Riflessioni ipocondriache sull'amore
- Nota dell'autore Zenobia

Testo: Riflessioni ipocondriache sull'amore
di Zenobia

Amore è per me un verbo potente ed incontrollabile. Quando lo sento vicino, lo rifuggo al solo pensiero di poterlo trovare ardente e vivo dentro di me. L' Amore complica tutto e io detesto le complicazioni. Confesso di essere una persona passionale; una persona passionale che, spaventata dall'impetuosità delle proprie emozioni, preferisce soffocare il proprio essere sotto il peso di una razionalità rigida ed impostata. E allora quando mi ritrovo davanti a cose del genere scappo, impotente di prendere una decisione, sia essa dettata dalla logica che dai sentimenti. L'Amore è un rischio, un gioco d'azzardo, lo sappiamo già. Senti il rumore dell'acqua, da quello strapiombo sul quale ti trovi, ma non la vedi, non sai quanto essa disti realmente da te. Devi compiere un atto di fede, buttarti e pregare che ciò di cui sei convinto sia vero, che là sotto ci sia veramente un fiume e che tu sarai in grado di navigarlo.
Ho paura dell'Amore perché temo che innamorandomi potrei perdere me stessa per sempre, annullarmi per l'altro e non ritrovarmi mai più. Rabbrividisco ogni volta che sento frasi del tipo "Senza di te non sono nulla" o "Non posso vivere senza di te", non solo perché le considero frasi semplicemente banali e ormai così tanto rimescolate da provocare disagio, ma anche perché sono per me quasi una conferma soggettiva dei miei timori. Se mi annullassi per l'altro, la mia definizione come individuo singolo non esisterebbe più; ma esisterei come complementarietà. E se poi l'altro sparisse, che ne sarebbe di me? Non esisterei più né come complementarietà né come singolo e, di conseguenza, necessiterei di trovare un individuo a me complementare al fine di ridefinirmi, creando così un rapporto di stretta dipendenza all'interno di un circolo vizioso. Questa è l'analisi analitica che riesco a dare alle mie paure.
Ma una parte di me vuole indagare, andare piu a fondo per vedere se al di là del razionalismo ci sia qualcosa di più astratto a cui potersi abbandonare. Sto cercando di esternare il più possibile le mie rilflessioni, per poterle elaborare e lasciare alle spalle, senza doverle trascinare, come catene grosse e pesanti strette alle caviglie di un prigioniero. Voglio dare spazio alla parte più irrazionale di me, smettendo di preoccuparmi di ogni singolo aspetto del reale, ma rimanendo ancora ancorata a terra. Voglio capire emotivamente se l'Amore fa parte di me, vive in me. E non vedo l'ora, giuro, di buttarmi in questa folle pazzia.
Riflessioni ipocondriache sull'amore testo di Zenobia
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