Qualche sera fa eravamo a casa di amici per cena, un bel menù piemontese, piatti corposi, bagna cauda e fonduta valdostana comprese, vini Barbera e Dolcetto d’annata.
A me toccava portare il dolce, decido di preparare del gelato, gusti: croccantino, malaga, cioccolato fondente con gocce extra fondente.
Davvero piatti ottimi, ben cucinati, tutti i commensali, hanno ampiamente onorato la tavola e le libagioni.
Al momento del dessert si servono i miei gelati, corredati dalle cialdine d’accompagnamento.
Successone, parecchi chiedono il bis. Poi una signora, che non conosco, dopo la seconda degustazione, mi chiede: “scusa, ma c’era il latte”? “Eh sì, pure la panna e le uova”.
Ahh tragedia, e comincia ad elencarmi ricette, lette dalle parti più disparate, dove spiegano come fare il gelato praticamente senza niente. D’accordo che ci sono i sorbetti a base acqua, ma i gelati di crema a base acqua, non si possono sentire.
Se hai un problema clinico, va benissimo, ma quando, durante la cena, ti sei scrofanata qualsiasi cosa, non puoi venire a dirmi che il latte lo sostituisci con quello di soia, le uova con la lecitina, lo zucchero con la stevia e che, di panna utilizzi quella vegetale, che tra l’altro è un’emulsione a base di grassi idrogenati, tutta salute.
Vabbè, mi sono infervorata in una discussione, di cui non importava a nessuno, penso neppure a me.
Non so cosa mi sia preso, io che odio la polemica, a prescindere, diplomatica all’eccesso, non mi sono trattenuta. In quel momento, mi sembrava necessario, inevitabile. Una questione di vita o di morte.
Ho cominciato una filippica, credo, giusto per il gusto di dire il contrario, di non dargliela vinta.
Mio marito mi osservava tra il sorpreso e divertito, sogghignando sotto i baffi.
Poi, in auto, rientrando a casa, mi chiedevo cosa avesse scatenato tanto ardore, per un argomento, in fondo, così futile e banale.
Io adoro la pasticceria, soprattutto quella contemporanea, nel senso che amo prepararla. Ci sono dessert che sembrano quadri d’autore, non li mangio, non mi piacciono, ma sono stupendi.
Ma, per il mio carattere, assolutamente aperto, difficilmente m’impunto sul mio modo di vedere, penso che ognuno sia davvero libero di pensare ciò che vuole. Non è disinteresse per l’altrui sentire, semplicemente, ritengo che, nessuno abbia il diritto di imporre la propria idea.
Eppure quella sera, mi è sembrato di stare alla sagra del “so tutto io e ti spiego”. Ecco, forse è stato proprio questo, volermi insegnare qualcosa di non richiesto, questa saccenteria gratuita. Vero che non si finisce mai d’apprendere, ed io sono la prima a continuare ad imparare , ma non così!
E poi, più tardi, sorridevo, mi rivedevo la scena, come in un film, e con Pier siamo scoppiati a ridere come matti.
una storia ordinaria testo di glor