Mi hanno sempre definita “timida”, “riservata”, “strana”, “con grande capacità di sintesi”. Non sono nulla di tutto questo, semplicemente do un peso alle parole.
Non vedo la necessità di utilizzarne milioni per poi arrivare al dunque. Io arrivo al dunque, se poi si chiedono i dettagli allora è un altro discorso.
Non vedo la necessità di raccontare cose a qualcuno a cui non interessano. Capiamoci, a me diverte che le persone sappiano quello che faccio o come mi sento o i miei pensieri, ma se entrano da un orecchio ed escono dall’altro, perché sprecare fiato?
Non vedo la necessità di rispondere a domande che qualcuno fa per convenzione.
Non vedo la necessità di rispondere a domande su altre persone. “Ma la tua amica cosa studia?” Ma sai che anche lei possiede questa incredibile capacità di parlare?
Si può dire che sia estremamente pesata nel modo di parlare.
Poi sì, mi vergogno a chiamare il dottore o a chiedere il prezzo ad una bancarella, ma non ho problemi a fermare un bel ragazzo in mezzo alla strada solo per chiedergli l’età, o il numero.
Non sono timida, tantomeno riservata. Semplicemente non mi piace parlare con persone che non ascoltano o non capiscono quello che dico. Non mi piace e non ne vedo la necessità.
Io posso anche spiegarti perché quel tuo no mi abbia ferita tanto. Posso spiegarti perché non parlo molto. Posso spiegarti anche perché ogni tanto ho degli attacchi improvvisi di rabbia o di tristezza.
Posso raccontarti di quando ero piccolina, vedevo i bambini intorno a me fare cose che i miei genitori non volevano mai che facessi. Posso raccontarti di quando ho visto invece concedere quelle stesse cose a mia sorella minore.
Posso raccontarti di quando le persone si inventavano delle scuse per non avermi intorno e posso raccontarti di quando nella mia classe c’erano due gruppetti di ragazze e io ero esclusa da entrambi.
Posso raccontarti del mio grande amore che avevo confessato a due persone e di come poi chiunque ne fosse a conoscenza.
Posso raccontarti di tutte le persone che dicevano che mi sarebbero state sempre vicine e che ora non mi salutano per strada. Posso raccontarti di quelli di cui potevo fidarmi.
Posso raccontarti di quella volta che ho detto “allora lasciami” e l’ha fatto.
Posso raccontarti di tutte quelle cose che mi son state fatte pesare e di come ora non riesca più a farle con serenità.
Posso raccontarti com’è essere la primogenita di tre sorelle. Posso raccontarti quell’episodio in cui un ragazzo mi disse “fortuna che sei l’unica venuta male”.
Posso raccontarti com’è crescere in un paesino in cui se parte una voce quella è la verità per tutti.
Posso raccontarti di quando le mie amiche si fidanzavano e di come nessuno mai guardasse me.
Posso raccontarti di quando, alle elementari, mi hanno fatto leggere un libro sul fantasmino che infestava la scuola e che, da allora, ho paura di fantasmi, streghe, mostri sotto al letto e addirittura buio. In pratica di come d’inverno, dalle cinque del pomeriggio, potrei andare in paranoia.
Posso raccontarti di come la mia ansia sia cresciuta in modo vertiginoso fino ad impedirmi addirittura di uscire di casa. Posso raccontarti dei tre mesi passati in casa senza mangiare e correndo in bagno varie volte al giorno. Posso raccontarti di come la tengo sotto controllo ora.
Io posso anche spiegarti perché quel tuo no mi abbia ferita tanto. Posso spiegarti perché non parlo molto. Posso spiegarti anche perché ogni tanto ho degli attacchi improvvisi di rabbia o di tristezza. Ma tu devi ascoltarmi, devi capire cosa c’è dietro alle mie parole, devi sentire quello che provo io, o non c’è alcun motivo per farlo.
Non ho vergogna di me, nessuna.
Ma ho bisogno di uno scopo.
Non parlo tanto per parlare. Parlo se c’è un motivo per farlo.
Ecco perché non parlo testo di Less