Postridie

scritto da Paolo Melandri
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Autore del testo Paolo Melandri
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L'estate finì d'appassire, quale ortensia in un'asciutta ciotola...
- Nota dell'autore Paolo Melandri

Testo: Postridie
di Paolo Melandri

Mia inutile vita di tedio e sconforto,
mia vita d’astruso disagio,
sì come da sempre io fossi già morto,
riassisto ogni giorno al mortuagio.

Mia vita d’angustia, di nausea e di strazio,
lo sguardo respiri di pianto,
sì come da sempre ne fossi già sazio,
m’aggiro nel tuo camposanto.

Mia vita di vicolo cieco ed avello,
di rédola chiusa e calestro,
non salpa il vascello, non canta il fringuello
nel vano silenzio che orchestro.

Né più ti trattengo fra pause d’indugio,
mia vita d’assiduo tormento,
eppur mi smarrisco di te nel rifugio,
nel vuoto del mio struggimento.

Così disparisci fra polvere in traccia,
d’oblio ti dissolvi nell’aria:
un cenno soltanto alla mente s’affaccia,
ma presto d’incanto si svaria.

Persiste la cenere d’ombra nel fondo
di un attimo fatto d’attesa,
nell’àbside scuro d’affanno l’ascondo,
ma l’ombra m’appare scoscesa.

T’imploro un congedo che sfugga all’abbraccio,
mia vita, mio strano refuso,
tassello in incastro disposto a casaccio:
così ti saluta un recluso.

© Paolo Melandri (17. 11. 2024)
Postridie testo di Paolo Melandri
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