La pieve abbandonata

scritto da Paulus
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Testo: La pieve abbandonata
di Paulus


La villa sembra rabbrividire come il nonno che si sporge per saggiare il tempo, se nuvolaglia grigia sormonta le alture tondeggianti o qualche sprazzo si schiude nella foschia. La brezza leggera è quasi glaciale e quando la pioviggine cade obliqua sulla copertura del
bersò a cui s'abbarbicano tralci di edera, anche i rampicanti paiono raggrinzirsi per resistere al gelo. Volge lo sguardo in basso, sotto la pieve abbandonata, sul pianoro. La nonna riposa da tre anni nel sepolcreto. Quattro mura scalcinate allato del campanile. La pipa pende tra le labbra scarnite abbrunate dallo stravizio del fumo. Serra le aperture, il gelo è così intenso che si avverte sulla pelle fino al midollo delle ossa. Chiude gli scuri e ora il vano a mezz'ombra sembra un bazar di oggetti, i più vari e disparati, minutaglia che la coppia per anni ha accumulato senza la più apparente ragione. Se non forse per gratificazione e svago di saturare il vuoto. Un ceppo nodoso arde il colore della fiamma caldo confortante si riverbera sull'ammattonato. Il nonno conosce i segreti del bosco le leggendarie creature. Sul monte che ascende fino al picco pietroso dove cresce il camedrio alpino col cuore giallo. Si allunga ora una nebbia lattiginosa consistente e i primi fiocchi di neve imbiancano anche il fondo valle. Novembre avanza, i crisantemi sistemati sulle lastre sepolcrali sono afflosciati rinsecchiti e piegati sul bordo dei vasi. A mezza costa, sul monte, si allunga uno spiazzo, di terra grassa, disseminato di carcasse, avanzi degli animali che qui indugiano in attesa. E il campanaro della pieve deserta ricompone le ossa mosso da pietà e dovere di dare sepoltura degna. L'orologio a cucù batte le sette. Una velatura di nevischio solidifica sul vetro della finestra.
La pieve abbandonata testo di Paulus
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