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SONNO ETERNO
Notte dopo notte, vagò il tempo,
nella tacita oscurità d'un volto,
apparso lividamente accanto
ad un cuscino stravolto.
Cosa aspetti,
ripetevo con muta empatia.
Quando, dimmi,
quando vorrai rapire
questa mia tiepida apatia.
S'ottundeva ancora di più,
la stanza brulla
di turgido vuoto,
artigliato d'arido nulla.
Ed io, ancora a te:
il giorno non mi dà pace,
ti prego, sii più audace.
Passarono le notti,
e più non mi prendevi,
più io ti cercavo
nei tuoi cento volti
dallo sguardo ignavo.
Sfiorirono frettolosi rimasugli
tessuti nel cosmo
d'un antico sonno.
Desiderai quel domicilio,
aggrappato alla timidezza
del mio eterno esilio.