Giovannino e l ipocrisalide

scritto da matteo gjirard
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Autore del testo matteo gjirard

Testo: Giovannino e l ipocrisalide
di matteo gjirard

GIOVANNINO E L’IPOCRISALIDE
Giovannino era un baldanzoso e testardo adolescente che abitava a Roveto sul Monte, un piccolo paese spalmato tra le verdeggianti montagne della provincia di Trento. Egli veniva da un’educazione rigida e piuttosto convenzionale, dove ad ogni azione corrispondeva una reazione e dove tutto era regolato dalla cosiddetta “buon usanza”: . Ma dentro di sè Giovannino si sentiva soffocato da tutte queste usanze e rituali, che la vita di tutti i giorni, con gli amici, i parenti e i conoscenti gli imponevano di continuo.
Quando Giovannino litigava con i suoi genitori, era solito rifugiarsi nella sua camera da letto, oppure andava sul suo balcone. . Quel mercoledì però l’attenzione di Giovannino fu attirata dall’indaffarato trastullare della sua vicina di casa, la signora Clotilde Dal Maso. La signora Dal Maso era un’anziana signora, famosa in paese per essere una persona piuttosto scorbutica: era sposata, ma litigò con suo marito e dopo pochi mesi si separarono; aveva due figli ed anch’essi se ne andarono di casa ancora prima di essere maggiorenni. Si diceva che avesse anche un cane, ma anche lui girava voce avesse fatto armi e bagagli e se ne fosse andato. Quella sera all’imbrunire la signora Dal Maso stava annaffiando con estrema precisione un piccolo pezzetto di orto, e lo faceva in una maniera talmente chirurgica, che destò la curiosità di Giovannino. Cosa stava mai coltivando la signora Dal Maso? Giovannino corse a prendere il cannocchiale di suo padre e puntando lo strumento al suo giardino, vide dei fiori completamente azzurri, con una forma rotondeggiante, che sembravano un pezzo di cielo planato sul giardino della signora, e del quale lei si prendeva cura con animo materno. Giovannino, abbassato il cannocchiale, si sentì pervaso da una forte curiosità, e senza dire niente a nessuno, scese lungo il viale che andava verso la casa della signora Dal Maso e, con le mani in tasca e fischiettando a vuoto, costeggiò la casa lungo il marciapiede. Dall’esterno vide una casa completamente in disordine, le due sedie a sdraio erano arrugginite e buttate all’aria, l’erba era piuttosto alta ed incolta e oggetti sparsi qua e là. “Gli spioni sono cugini dei ladroni!!!”, interloquì la signora Dal Maso “Scusi, ehm, stavo osservando i suoi fiori...” E lei con voce distaccata: “Entra pure...”. Giovannino aprì il cancelletto cigolante ed entrò: “Questi sono fiori speciali”, disse la signora, “si chiamano Ipocrisalidi, sono fiori che mi portò un mio prozio dalla Cina prima di sposarmi”. I fiori avevano incredibilmente la forma di un cuore azzurrissimo. ”Vedi, caro ragazzo, questi fiori rinfrancano l’anima: chi ne beve l’infuso, perde il difetto del conformismo”. Giovannino, incuriosito da tale fatto, chiese gentilmente di poter aver un sacchettino di tali fiori celestiali. La signora borbottando acconsentì, e Giovannino congedatosi se ne tornò a casa e data l’ora ormai tarda se ne andò a letto, con una luna color vaniglia che lo osservava alta nel cielo. Giovannino si svegliò e preparò l’infuso di ipocrisalidi. Appena pronto ne bevve una buona tazza e, a sua sorpresa, si sentì solare come non mai. Quel giorno era il suo compleanno, e tutto la parentela si era radunata. Finito il pranzo, sua zia Roberta, che era moglie di un imprenditore edile, gli fece un regalo, che lui aprì: era un maglione giallo e verde. Sua madre disse a Giovannino: “Ringrazia la zia del bel regalo!”. Giovannino, disse: “Con tutti i soldi che hai, avresti potuto regalarmi qualcosa di meglio!!!” Sua madre “Ma Giovannino...ma che dici...” Sua zia cambiò l’espressione del volto diverse volte in poche frazioni di secondo. Giovannino si alzò dal tavolo e se ne andò con aria indifferente, lasciandosi alle spalle fulmini e saette. Alle due del pomeriggio aveva appuntamento con la sua ragazza, Clara, erano assieme da quasi un anno, e lui le voleva molto bene. Arrivati al bar, ordinarono una coca cola e un te al limone. Mentre aspettavano di essere serviti, Giovannino notò come al solito il rossetto marcato della sua ragazza. “Con quel rossetto mi sembri una puttana da quattro soldi, mi fai veramente schifo! ", osservò Giovannino. Clara aveva le lacrime agli occhi incredula, e con fare rassegnato e con finta indifferenza se ne andò lasciando Giovannino solo. Telefonò allora al suo migliore amico Donato, lo incontrò in un bar poco distante. Appena accomodati ad un tavolino, voleva sapere cosa era successo. “Ho litigato con Clara”, disse Giovannino. E Donato chiese “Come mai?” “Ma niente, le ho fatto una piccolissima osservazione”. Donato lo rincuorò fraternamente “Ma dai sai ben che le donne sono tutte uguali!”. E Giovannino “Ma cosa ne sai tu di donne scemotto che l’unica donna che hai baciato è tua mamma!”. Donato rimase impietrito, raggiunse a fatica la maniglia della porta del bar, e se ne andò malconcio lungo il marciapiede. Ora Giovannino era veramente solo, lui e il suo bicchiere vuoto. Ma cercando un fazzoletto per il suo fastidioso raffreddore, estrasse contemporaneamente il sacchetto dei fiori di ipocrisalide. Giovannino s’illuminò “Sì, non c’era dubbio. I fiori della signora Dal Maso... lo stavano portando alla rovina”. Si fermò davanti al cassonetto delle immondizie, stese le braccia, e prima di far cadere il sacchetto di ipocrisalidi nell’oblìo del cassonetto, pronunciò queste parole: “ADDIO A TUTTO QUESTO, SE IL CONFORMISMO E’ UNA MALATTIA, ME LO TENGO E COSI’ SIA!"

Giovannino e l ipocrisalide testo di matteo gjirard
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