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Ho visto una ragazza seduta in un bar,
stava tutta accartocciata.
Era china, curva, piegata,
sotto il peso di un mondo invisibile
che le gravava sulle spalle.
Sembrava Atlante in miniatura.
E più le dicevano che quel peso non era suo
più si accartocciava.
E più le dicevano che quel peso in realtà erano ali
più il bozzolo le si stringeva attorno.
Ho visto una ragazza seduta in un bar,
la guardavo bere il suo caffè
così rannicchiata da sembrare un foglio appallottolato.
Chi lo sa cosa c'era scritto dentro quella pagina.
Forse il romanzo più bello del mondo.
Forse un mare di scarabocchi.
Forse un niente che è tutto.
Ma se anche si fosse aperto quel foglio,
chi poteva decifrarlo?
Era scritta in una lingua indecifrabrile,
composta di soli cerchi, senza principio nè fine.
Era scritta in una lingua universale,
tutti la capivano, tutti già conoscevano il finale.
Tutti già lo sapevano mentre lei non si era mai saputa.
Non sapeva altro che essere quel foglio di carta così stropicciato.