Il cuore della Fenice.

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Rilettura mitica della colpa e del dono, attraverso la figura della Fenice: fuoco che genera e distrugge, memoria che si indurisce, gesto che infine si arresta davanti alla propria irreversibilità, in una metafora sull’uomo.
- Nota dell'autore Oldman61

Testo: Il cuore della Fenice.
di Oldman61

alata dalla vorace fiamma,
serva ancella al tuo voler,
sì fosti chiamata o Fenice.

docile e mite fosti tratta,
in munere all'uomo concessa,
a suggellare eterno patto.

la mortal progenie sostenesti;
il prezioso fuoco gli largisti,
con la tua ala l'ammantasti.

mal facesti in soave appello,
mostrar al mondo l'effige tua:
perdonata certo tu non fosti.

peccato nel cor ti fu impresso,
come si suol su codesta terra,
marcar col fuoco il proprio gregge.

ancor ghermita infin uccisa,
più volte in rutiloso lampo,
da cinerea spoglia risorgevi.

sul cor picciol callo, nel rinascer
s'addensava e mille appresso,
finché da dura scorza richiuso.

perduto ogni gentil affetto,
con diluvi e turbini d'aria,
la terra fransi e l'uom cruciasti.

e fu solo quando il tuo fuoco
si spense verso il divin cielo,
che tenue ricordo ti sovvenne:

ciò che fosti e ciò che più non eri.
dolore ti prese nel profondo,
continuar il gesto non potesti.

il petto sdruscisti, il cor trasti,
mirando dubbiasti, poi serrasti,
ch’in molti pezzi lo frantumasti.

polver divenne, in terra cadde,
qual rena che pugno non trattiene.

non fu rimorso, ma pietà per te.
per ciò che fosti e or più non sei.
Il cuore della Fenice. testo di Oldman61
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