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Ti penso ancora —
quando la sera discende come un velo di cenere,
e l’aria sa di rose appassite e di pioggia lontana.
Ti penso, e l’anima mia si torce,
docile e folle, dentro la tua assenza.
E' grande, il mio amore.
Grande come un mare senza rive,
che travolse ogni argine del cuore;
grande come la fiamma che si nutre di sé,
e nel proprio splendore consuma ogni cosa.
Io ti ho amata con la fede dei folli,
con la febbre di chi non teme la fine;
ogni tuo gesto era un sacramento,
ogni tuo sguardo un comando di luce.
Ero tempio al tuo respiro,
e il mio sangue — muto sacerdote —
si levava in offerta al tuo nome.
Ora non resta che silenzio.
Un silenzio che pesa più d’un addio,
più della terra sul sepolcro dei sogni.
Ti cerco tra le ore spente,
nel tremolio dell’alba che non consola,
nelle stanze dove la tua voce si è fatta vento.
L’anima mia è graffiata da te,
come la roccia dal mare:
nessuna onda cancella la ferita,
nessun sole la risana.
Eppure, di quel dolore vivo,
mi nutro — come d’un pane sacro —
perché solo così ti sento ancora.
Tutto ciò che fui —
il riso, il desiderio, l’attesa —
ora giace nella polvere dei giorni.
Ma il tuo ricordo arde,
oh, arde come brace sotto la neve,
e mi consuma lento, dolce, inesorabile.
Talvolta credo di udirti tornare,
nella quiete stanca dell’autunno,
quando la luce muore dietro i vetri
e il tempo non ha più volto.
Ma non sei che un’ombra —
una carezza che non giunge mai,
una promessa sospesa tra i sogni e la sera.
Eppure, se l’eterno mi concedesse un istante,
un solo battito di cuore —
io tornerei a te,
senza difese, senza parola,
per morire un’altra volta nel tuo sguardo.
Così mi resti dentro,
tu, mia rovina e mio splendore,
mia pena e mia grazia.
L’amore nostro fu vasto come il mondo,
ma finì come ogni cosa umana:
nel silenzio che segue i canti,
nel respiro che manca,
nella nostalgia che non muore.
Ora porto il tuo nome come una preghiera taciuta,
come una ferita che sanguina bellezza;
e se un giorno l’oblio mi coglierà,
voglia almeno il cielo ricordare
che io ti amai —
oltre il tempo, oltre la speranza,
fino a smarrire me stesso
nell’immensità del tuo ricordo.