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- "'A capa è 'na sfoglia 'e cipolla", questo antico detto napoletano, decisamente non facile da interpretare per tutti coloro che il Vesuvio lo hanno sempre visto unicamente in cartolina, racchiude una grande verità: così come una cipolla, la mente umana è composta da una infinità di strati sovrapposti apparentemente simili ma spesso intimamente diversi nell'intenzione e nella volontà. -
La Alis srl era una casa editrice molto particolare: il suo fondatore aveva pensato di offrire, stesso all'interno delle mura dell'azienda, una postazione di lavoro a chiunque volesse cimentarsi con il proprio estro letterario e così, in quel grattacielo che spiccava alto nel centro direzionale alla periferia di Scrittopoli, ogni piano di quegli uffici presentava una disposizione alveolare, suddiviso in decine e decine di cellette all'interno delle quali, nella privacy più totale, ogni autore disponeva di tutto il necessario per pensare, incubare e partorire la propria creatura. Altra straordinaria opportunità che offriva quell'innovativo ambiente di lavoro era che ogni autore avrebbe condiviso i propri scritti con quelli degli altri autori presenti nella struttura.
Quando Dattilo lesse sull'annuncio pubblicitario della Alis che per entrare in quell'azienda non era indispensabile rendere pubblica la propria identità vide l'occasione della sua vita: finalmente sarebbe stato chi non era mai riuscito ad essere!
Il suo obbiettivo comprendeva le seguenti caratteristiche: sarebbe stato irraggiungibile, distaccato, freddo, aulico e dominante. In buona sostanza tutto ciò di quanto più distante dalla sua realtà quotidiana fatta di quella mediocrità comune alla maggior parte degli esseri umani ma da alcuni di essi considerata insostenibile e frustrante. Eppure quelle caratteristiche così forti e prepotenti esistevano in Dattilo, da sempre combattuto tra l'essere e l'apparire, tra il pensare e il fare, ma da sempre vittima delle sue insostenibili fragilità.
Ottenuto un posto alla Alis, nel suo primo giorno di lavoro Dattilo fu alle prese con la creazione del proprio nome d'arte: come si sarebbe chiamato? Cos'è irraggiungibile? Cos'è impalpabile e allo stesso tempo aulico? Un angelo? Sì, un angelo! Perfetto! Ma perchè non calcare la mano dandogli anche calore ed empatia? Gentile! Sì, Angelo Gentile gli sembró perfetto: cosa c'è di più affidabile di un Angelo Gentile?
Era fatta: non esisteva più alcun Dattilo, addio fragilità, addio insicurezze, ora era il tempo di dimostrare al mondo intero la supremazia di una mente colta e sopraffina capace di scrivere testi di spessore.
Tutto filava liscio, Angelo Gentile riscuoteva attenzione e successo sia che scrivesse qualcosa di valido, sia che scrivesse delle emerite boiate, ormai il suo pubblico lo amava, il suo modo di fare carismatico e deciso piaceva molto, specie a chi evidentemente soffriva delle stesse debolezze di Dattilo e sotto l'ala di un paladino così ben armato e fiero trovava un rassicurante riparo. Ma le malattie mentali sono brutte bestie e il più delle volte non si accontentano, chiedono e pretendono sempre di più e quando Dattilo capì che alcuni autori stavano iniziando a dubitare della buona fede e dell'originalità di quella sua creatura, decise di entrare personalmente in campo in modo da creare un diversivo.
Era convinzione dei più che ormai Angelo Gentile fosse un'entità reale, solida e appurata, che avesse la sua celletta, che scrivesse i suoi indiscutibili capolavori e che si godesse la sua fama: quale momento migliore per Dattilo di presentarsi nuovamente alla Alis chiedendo una nuova celletta sulla quale avrebbe apposto il suo nome reale, che genialata!
Ora le entità erano passate a due: esisteva l'ormai ben noto e affermato Angelo Gentile e il principiante Dattilo, con tutte le sue incertezze spesso apertamente dichiarate e con una immediata e irrefrenabile devozione per quel poeta immenso e luminoso che aveva appena incontrato entrando in Alis, al quale non faceva mai mancare il suo vivace apprezzamento rotolandosi per terra e scodinzolando come un adorabile cagnolino, e dal quale riceveva in cambio gocce di saggezza e perle di infinita sapienza.
Il più delle volte questo genere di dinamiche funzionano esattamente al contrario: quando l'entità fragile si sente attaccata o vuole comunque rafforzare la sua posizione all'interno della comunità crea un alter ego forte che corre in suo soccorso. Ma la follia non è per forza di cose sinonimo di stupidità: ribaltando la comune dinamica Dattilo aveva spiazzato tutti, Angelo Gentile era l'ater ego forte ma inesistente e Dattilo era corso a dargli manforte con la sua innocente debolezza: roba che manco Hitchcock!
Ma come tutte le menzogne, anche questa si sarebbe ben presto rivelata: quel doppio gioco iniziò a diventare difficile da gestire, in troppi ormai dubitavano della reale esistenza di entrambi gli autori e più volte la fragilità di Dattilo era emersa senza alcun freno facendo vacillare quel castello di sabbia. Quando il dissenso e le continue liti tra autori iniziarono a superare il limite, il fondatore di Alis fu costretto a intervenire: si decise così di forzare la porta della celletta di Angelo Gentile e chiaramente Dattilo fu scoperto seduto a quella scrivania!
Seguì un defenestramento esemplare, Dattilo volò giù dal grattacielo insieme alla parrucca celeste di Angelo e a tutte le sue menzogne, finendo la sua corsa in un contenitore dell'umido prontamente caricato e condotto in discarica.
Questa sembrerebbe la fine di una qualsiasi squallida storia di follia e poesie, si potrebbe dire che alla fine la giustizia abbia prevalso e che il cattivo sia stato messo a tacere, ma non è così: a dispetto di tutto e di tutti, nelle notti di luna piena, sul frontespizio di Alis, ancora oggi appare qualche testo folle e inquietante firmato: Dattilo!...ma per dirla alla Rhett Butler: francamente me ne infischio!