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1 Mi resta il sapore di quel profumo
fra le dita 5
nelle pieghe del tempo 8
rapprese,
a stringere,
un mormorio di parole 4
pulsanti,
come se il corpo 8,
le avesse scoccate,
espulse, ansanti,
rotolavano addosso sulla pelle,
che stropicciavamo
a farla diventare rossa,
nel sentirle frementi,
a guardarci dentro,
in quegli occhi dritti di tanto vitro,
riflettevano
e si mettevano sui fianchi
e la bocca,
le raccoglieva, 1..2 e 3...
Parole spezzate dai sensi e
facevano gocce di me
che tu assorbivi
a prosciugarle a 100 e a 1000
e le nostre menti accavallate
le penetravano,
negli anfratti vuoti a 0.
Sotto la lingua, sentirle.
Scabre, scoscese,
parole per piacersi,
per tenersi serrati,
con il timor di perdersi.
Un giorno il silenzio stagno,
di un sogno vano,
alla fine, le colpì.
Giacevano a terra,
sintetiche, scandalose,
pietose, svuotate
che mai avremmo pronunciato,
neppure quel piccolo e innocuo
‘ti amo’.