Milioni e milioni di cellule di vario genere, scariche elettriche, fluidi: ecco cosa siamo. E tutto molto ordinato, dannatamente perfetto.
A creare subbuglio, e quindi rendere entropico questo meraviglioso “sistema” qual siamo, ci pensiamo noi interfacciando tutto ciò che siamo e fondendolo intimamente con quel lato di noi così imponderabile... così immateriale ma, nello stesso tempo, così dominante sul resto... quello che ci rende diversi dagli altri e regalandoci l'unicità che ci distingue dai nostri simili.
Questo anelito, che poi non è altro che l'essenza dell'essere in vita, percorre sempre lo stesso percorso: il collegamento tra cuore e cervello.
Si, proprio quell'affollata autostrada interiore che, se pur composta da molteplici corsie chiamate batticuore, scariche adrenaliniche, pensieri e sentimenti.. nonostante la sua grande capienza, essi si affollano e ristagnano per tutta la lunghezza del percorso, generando in noi un caotico ingorgo che manda in subbuglio anche le parti materiali che compongono il nostro corpo.
Da cose immateriali sublimano in materia provocando reazioni in noi, in una sorta di entropia esistenziale, prova tangibile che siamo in vita e che il nostro cuore pulsa, e lo fa ancor più intensamente se sollecitato dal nostro bisogno di dar un significato a ciò che siamo.
Perciò, se le belle emozioni ci carezzano l'animo e ci spronano a galoppare avanti per cercarne altre ancora per edulcorare ancora una volta la nostra esistenza, esse si scontrano con le brutte emozioni.
Si, ci voglion anche quelle: sono la necessaria nemesi che dispensa male per compensare il bene, e se non esistesse l'uno non avrebbe ragione di esistere neanche l'altro.
E quindi, compagni, non ci resta che lottare, di accettare quell'assurdo altalenare di alti e bassi, anche camminando sull'orlo di un baratro con la perizia di un equilibrista, se necessario. Il rischio è compensato dal risultato che aneliamo... ed in barba al Destino a volte avverso, e lo è soprattutto se non è calmierato da una ferrea volontà di lottare e, quindi, anche rischiar tutto ciò che abbiamo di più caro.
Entropia esistenziale testo di Zadig