Dall'abisso ignoto, dal nulla d'un cratere, si propagan come il cancro, l'urlo delle mie chimere. Peccati ai peccatori, beati santi e protettori. Chi arresterà l'avanzar di quest'autunno della vita?
Qui cadon anime come foglie. Secche, imbrunite, misere. Volano al freddo vento e nella morte trovan tepore. Or tu dimmi il senso delle mie doglie!
Con fatica d'apnea riempi d'aria i piccoli polmoni. Credi che il mondo, generoso anche il respiro ti doni. Ma niente può contro quest'autunno! E ti vedo morente restituir in un fiato. Anche l'anima hai spirato.
Perdono, figlio mio. Quando con la vita t'ho donato morte certa.
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