gnere autobiografico
- Nota dell'autore alberto barletta
Testo: Da: L'ARCANGELO CADUTO di alberto barletta
E i fumi dell'ebbrezza annebbiano la mente placando il cuore che più non ode il richiamo struggente della distruzione. E la notte è intramontabile per chi come il poeta è costrettto a vegliare al capezzale della luna che rischiara il cielo oblioso delle tenebre che cercano di stritolare la luce lunare dei primordi.
E le pillole del suicidio scivolano sotto la lingua in attesa di sciogliere le catene della vita. E l'ambrosia dell'inferno inebria la mia mente che perde il ritmo lento e muto della normalità. E quando le pasticche dell'omissione liberano il cuore dalla prigionia del dolore. E ripensi all'ansia dei derelittti e all'ngoscia del mistero che ti avvolge, allora puoi scorgere l'essenza travolgente che ti avvolge come l'abbraccio paterno dell'Uno che trasmuta nella sua permanente identità.
E l'insonnia ti schiaffeggia con la mano del silenzio che s'empie di grida disperate. Perchè la vita soffoca le ore trascorse nell'assenza di una parola non detta, dal discorso interrotto dal pianto dell'escluso.
E allora vedrete il mio collo squarciato dal pugnale del delitto. E i miei occhi offesi dal pianto del moribondo, e il mio petto esposto al colpo letale del nemico E sentierete echeggiare nell'oscurità i colpi impavidi dei tamburi tribali del guerriero.
E la notte mi appartiene come il verso del leone che domina l'oscurità con i suoi ruggiti orrendi. E l'esisetnza mortale del mortale sfregia le carni del dubbio con la frusta della verità.
Presto libererò la vela al vento del destino, e lascerò il timone al volere di qualche dio antico. E le notti trascorrerò nell'ebbrezza sensuale del vino e nell'unione clandestina con una dea che genererà un guerriero impavido e immortale.
Perchè la mia magia cabalista può mutare il corso degli eventi, e l'astrologia ebraica indicarmi la strada verso l'onnisicneza della scienza divina. E il nemico non potrà scalfire l'armatura fabbricata dal fabbro zoppo che intrappolò il guerriero tracio. E la spada forgiata nella fucina alchemica dell'Eliso troncherà di netto molte teste causando molti pianti.
Perdona o lettore questi sogni poetici: è la verità che deve essere cantata, ed io il canto vero, anche a costo della vita: Un altro sorso di veleno, e incomincia il viaggio:
A lungo ho vegliato al capezzale delle ore che muoiono e rinascono sotto i miei occhi sbalorditi dal ruminare del Tempo. A lungo ho rimirato gli occhi mostruosi de nulla che tutto vuole divorare. A lungo ho visto il mostro che in me s'ascionde terrificare l'innocenza del fanciullo coi latrati orrendi del cane subito ammansito dall'eroe. Ho visto la violenza negli occhi: ha il fuoco distruttore della guerra. E l'aurora apre il varco al carro apollineo con le dita rosee che rendono mite il firmamento. Perché la verità nasconde il suo segreto nell'enigma affascinanten delle fole trucidate dal colpo barnbarico del milite addestrato dagli dei per l'impresa ardua di cimare l'illusionje e far nascere dal sangue sparso su la nuda terrra il fiore immarcescibile della realtà sbocciata sotto le parole misteriche pronunciate dall'eroe. E non posso più sorbire il nettare fatato dal seno di Cibele. E non riesco a scorgere il volto visionario del radioso fra le tenebre inestricabili del male. Ma comunque intuisco la dolcezza del suo sguardo semplicemente mirando le ferite impresse dal peccato sul suo corpo martoriato dall'amore divino del maestro.
E sul mio braccio la Morte evidenzia lo sfregio del drogato. Mentre Ein Sof cerca di distogliere il cuore dal dolore immortale dell'eletto.
E vado avanti come il fiore che prima o poi dovrà appassire. Vado avanti stringendo nelle mani la lettera che il Padre compilò quando fui costretto a discendere gli eoni.
Ma innanzi a tanto male si resta sbigottiti:: E la mia bocca è stanza di gridare e gli occhhi di versare lacrime in segreto. E mi par di disperare, e mi sovvien la stagione onnipossente della bella gioventù: quando ero invincibile come l'eroe greco che legò al suo carro il copro esanime del suo nemico dopo lo scontro sanguinario.
Ora tutto è morto per me, solo s'ode il richiamo straziante del fiore morente che non ha nome. E Sakla continua a terrorizzare il fanciullo che bene si nasconde nelle pieghe del mio animo già tanto afflitto dai mali della vita. E gli Dei della mente cercano con ogni mezzo di prevalere sul poeta Ma nella contesa in cui son precipitato s'erge vittoriosa la favola più bella: AMORE!!! Che si dice nato dall'Uovo primordiale o che appartiene alla stirpe genitoriale della creazione.
Ed esco dalla tana, elemosinando un po' d'amore dai passanti che mi guardano sospettosi come se fossi un mostro e ripagano la mia fiducia con le risa convulse degli invasati. Mentre io cerco solo una mano, solo un cenno amico che possa asciugare il pianto che mi sale in gola impedendomi di respirare.
Ma quella mano mi giunge da lontano, e porta nel palmo la perla preziosa purificata dai secoli di impudicizia che ne hanno deteriorato lo splendore e la saggezza dell'oggetto amato.
Ma ritorno a parlare di me: E l'agitazione carpisce il cuore che ridiventa vittima del suo dolore che diventa incommensurabile. Che strappa a brani le mie ncarni offerte sull'altaresu cui si compie il sacrificio rituale per entrare in contatto con le divinità attraverso il dono della vita.
E butto giù le pasticche soporifere della quiete con un po' di liquore: Per meglio consumare le membra fra i denti della verità. E intanto brucio: in fiamme l'io e la sua visione dannata della vita. In fiamme l'esistenza esiliata del reietto: in fiamme il rito che mi porta a comporrre versi. Vorrei, dico, vorrei, un solo istante, poter posare il capo fra le braccia della Madre, per meglio consumare questo corpo che ormai sa solo di dover bruciare. E si vive soltanto per il prossimo buco o per la prossima pasticca. Mentre l'ansia lacera il mio cuore fatto a brani e dato in pasto ai demoni. E giro nel girone dei malati di mente: Vedo esseri senza più controllo alcuno della mente addormentati dai farmaci iniettati per via sottocutanea: Entumin o Ansiolin o Tavor: Non importa, tutto, purchè il paziente si calmi e dorma il sonno annichilente del reietto.
E ancora sento il peso dell'ali sulla schiena, anche se al posto del fruscio angelico ora ardono le cicatrici della rivolta. Ancora un poco resterò fra voi, poi finalmente libero come la foglia carezzata dal vento di una primavera magica andrò camminando pei sentieri della gnosi: serbando nel cuore il dolore del trapasso che finalmente è trasmutato nella gioia del paradiso. Ancora un poco: e poi vedrete l'essenza radiosa che mi anima svanire fra la luce edenica dell'aldilà.
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