Contenuti per adulti
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7 febbraio 2025
Caro diario,
Oggi è il grande giorno. Dopo la scelta di lasciare il mondo culinario è giunto il momento di compiere il passo importante: affittare l’ufficio per aprire il mio studio di investigazione. Sicuramente non sarà lussuoso come quello che il diario mi aveva “regalato” due anni fa, ma sarà sicuramente dignitoso.
Dopo il caffè, sono uscito di casa deciso a trovare il posto perfetto. Il mio lavoro, anche se nato quasi per caso, ormai è diventato una passione. Deve quindi riflettersi anche nell’ambiente in cui lo svolgerò.
Mi sono recato nel primo ufficio di compravendita di immobili e, dopo un’ora di analisi con il consulente, ho trovato un posto che ha subito catturato la mia attenzione. Si tratta di una palazzina in stile Liberty, con una facciata semplice ma curata, e una grande vetrata al piano terra che lascia intravedere l’interno. Sopra lo studio c’è anche la possibilità di affittare, o acquistare, l’alloggio… la cosa è veramente allettante. L’ufficio è piccolo ma funzionale. C’è una scrivania già presente, di legno scuro, e una libreria alta che mi ha fatto subito immaginare piena di faldoni e dossier.
“È perfetto,” ho detto mentre osservavo ogni angolo. Il consulente ha annuito, contento del mio entusiasmo. Mi ha spiegato che l’ufficio e anche l’alloggio, sono liberi da subito.
La mia mente ha iniziato a vagare verso la trasformazione di quello spazio. Ho immaginato un angolo con una macchina del caffè e una piccola poltrona per accogliere i clienti, magari una pianta per dare un tocco di vita e colore. Sul muro dietro la scrivania, potrei appendere una grande bacheca per segnare i progressi delle indagini, con foto, mappe e appunti. Senza pensarci troppo, come nel mio stile, ho firmato il contratto e tra una settimana potrò prendere possesso della mia nuova dimora.
Tornato a casa, ho aperto il diario per raccontare tutto a Joel. Le pagine, come sempre, hanno risposto al mio entusiasmo.
Giorgio, hai preso la decisione giusta. Questo luogo sarà il cuore delle tue avventure. Ricorda: un investigatore non è definito solo dai casi che risolve, ma anche dall’impronta che lascia nel mondo.
Quelle parole mi hanno scaldato il cuore. Sento di stare costruendo qualcosa di concreto, qualcosa che non solo rispecchia chi sono, ma che mi permette di aiutare gli altri. Pensavo che la mia vita fosse dietro ai fornelli, invece le mie ricette sono fatte di intrighi e misteri.
Non vedo l’ora di entrare nell’ufficio e fare mio quel piccolo spazio. È strano, ma sento che questo cambiamento mi porterà fortuna.
8 febbraio 2025
Caro diario,
La vita a volte è un susseguirsi di eventi che, presi uno per uno, sembrano insignificanti, ma messi insieme formano qualcosa di più grande, qualcosa che ti sfida e ti obbliga a crescere. Oggi, la sorpresa di aver incontrato nuovamente Lucrezia mi ha fatto riflettere su quanto il passato continui a vivere dentro di noi, nonostante tutto. Non so se questo sia un bene o un male, ma certamente è qualcosa con cui bisogna fare i conti.
Lucrezia indossava la sua divisa da vigile urbano, che le dava un’aria ancora più seria, quasi implacabile. Il suo volto, anche se familiare, aveva qualcosa di diverso, forse più maturo, o forse era solo il modo in cui la vedevo ora, dopo tutto quello che è successo. Ma non importa. Quello che mi colpiva di più era il suo sguardo, che non aveva perso la sua abituale intensità. Si è avvicinata, mi ha salutato con un cenno del capo e, dopo qualche secondo, ha detto:
“Ciao Giorgio. Come stai?”
Le parole erano semplici, ma c'era una certa formalità nel suo tono, come se tra noi non fosse mai successo nulla, come se il tempo non fosse mai passato. Eppure, dentro di me, tutto mi sembrava diverso. Mi sembrava che il passato non fosse affatto finito, ma che in qualche modo fosse ancora lì, a guardarmi.
Poi, come se fosse stata un'improvvisa rivelazione, le ho raccontato del mio cambiamento. Le ho spiegato che ora non facevo più lo chef, ma che avevo intrapreso una nuova strada, una strada che mi aveva portato lontano dalla cucina, ma che mi aveva affascinato fin da subito. Avevo deciso di diventare un detective.
“Da chef a detective? Giorgio, ma stai scherzando?” ha esclamato, con un'espressione che mescolava incredulità e un filo di malinconia. La sua voce aveva un tono che non riuscivo a decifrare, un mix di sorpresa e qualcosa che sembrava più profondo. Sembrava come se stesse cercando di capire qualcosa, come se ci fosse una parte di me che le sfuggiva, un dettaglio che non riusciva a mettere a fuoco.
“Non è uno scherzo,” le ho risposto con un sorriso incerto. “Ho preso una decisione. Non volevo più restare in cucina, volevo fare qualcosa di diverso. Qualcosa che mi desse più stimoli.”
“Mi sembra strano. Non ti immaginavo in un ruolo del genere. Eppure, qualcosa mi dice che sei stato sempre capace di fare molto di più di quanto pensassi. Del resto ti chiami De Giorgi e, se ricordi bene, un detective De Giorgi è già esistito in passato.”
E’ vero, De Giorgi aveva già investigato nel passato, a Malta, proprio per aiutarla in un caso di omicidio… ma lei non poteva sapere che ero sempre io. Non avrebbe potuto comprenderlo.
La sua reazione mi ha fatto riflettere su quanto sia difficile cambiare nella vita. La gente che ci conosce da tempo tende a fermarsi a un’immagine di noi che abbiamo dato loro nel passato, e forse è difficile vedere chi siamo veramente oggi, dopo tutto quello che è successo.
Abbiamo parlato poco, ma le sue parole e il suo atteggiamento sono rimasti con me per tutto il giorno. Quel breve incontro è stato come una canzone che ti si fissa nella mente e che non riesci più a scacciare.
9 febbraio 2025
Caro diario,
Oggi non ho smesso di pensare a Lucrezia. C’era qualcosa nel suo modo di guardarmi che mi ha lasciato turbato, come se cercasse di leggermi dentro, di decifrare qualcosa su di me che nemmeno io riesco a capire del tutto. I suoi occhi, attenti e indagatori, non erano quelli di una persona semplicemente curiosa. C'era dell'altro, ma non so ancora cosa.
Nel pomeriggio, per cercare di non pensarci troppo, mi sono dedicato a un compito più concreto: preparare le scatole per il trasloco. Ho passato ore a mettere in ordine documenti, vestiti, oggetti accumulati nel tempo. Ogni cosa finiva in una categoria ben precisa, quasi come se stessi cercando di catalogare anche i miei ricordi. Mentre sistemavo, ho trovato delle vecchie carte risalenti a casi del 2023. Le ho sfogliate con un misto di nostalgia e curiosità, chiedendomi quanto fossi cambiato da allora.
È strano, ma mi accorgo sempre più spesso di quanto il mio passato da chef influenzi il mio metodo investigativo. È una connessione che non avevo mai veramente considerato, eppure è così evidente. Quando lavoravo in cucina, tutto ruotava attorno all’equilibrio: bilanciare gli ingredienti, dosare le spezie, trovare la combinazione perfetta per creare un piatto armonioso. Senza rendermene conto, applico lo stesso approccio alle indagini. Osservo ogni dettaglio come se fosse un ingrediente, doso le parole nei dialoghi con le persone per ottenere la reazione giusta, cerco di mettere insieme gli elementi per arrivare a una verità chiara e definita.
Forse è per questo che, anche nei momenti di maggiore incertezza, questo metodo mi dà sicurezza. Cucinare era un’arte, ma anche una scienza. E lo stesso vale per il mio lavoro: un equilibrio tra intuizione e logica, tra istinto e razionalità.
Quando finalmente ho finito di imballare tutto, ho preso una pausa e mi sono seduto sul divano, esausto. Ma, nonostante la stanchezza, la mia mente è tornata a Lucrezia. Le sue domande, il suo modo di osservarmi… Erano solo parole casuali o dietro c’era un interesse più profondo? E se sì, per cosa?
A volte non ci rendiamo conto di quanto le persone possano influenzarci, anche senza volerlo. Basta uno sguardo, una frase lasciata in sospeso, e improvvisamente ci troviamo a riflettere su qualcosa che fino a un attimo prima non ci sfiorava nemmeno.
Ora è tardi, e domani mi aspetta un’altra giornata. Forse ci sarà qualche nuova avventura ad attendermi prima di trasferirmi nel mio nuovo ufficio. Chissà. Qualunque cosa accada, so che la mia mente continuerà a cercare connessioni, come in una ricetta ancora da perfezionare.