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Il mandato era chiaro,
il nome, l’indirizzo, l’ora.
Tre dati, come tre chiodi nella sua certezza.
Lei era l’esecutrice,non il giudice,eppure il tribunale era tutto dentro di lei, ed il processo non finiva mai.
Aspettava e l'attesa è il vero supplizio dell’assassina, non il gesto. Il gesto è un istante, una lacerazione del tempo,l’attesa è agonia è misurazione di ogni respiro che separa l’intenzione dall’irrevocabile.
Ripassava la necessità, non la chiamava morale, la chiamava equazione.
Se non lei, qualcun altro, se non ora, domani,se non così, peggio.
La retorica dell’inevitabile è l’anestetico dei carnefici,funzionava a tratti,poi cedeva e sotto restava il nervo vivo.
Guardò le proprie mani, Strumenti ancora neutre, ancora capaci di versare acqua, di chiudere una cerniera.
Tra poco avrebbero avuto una memoria diversa,una memoria tattile che nessun esorcismo lava via.
Le chiamò per l’ultima volta innocenti, sapendo di mentire.
Pensò alla vittima,non come persona, ma come variabile da sottrarre.
Era l’unico modo,se gli avesse concesso un volto, una storia, il mandato si sarebbe sbriciolato.
La disumanizzazione non è crudeltà:
È procedura, è l’armatura che indossi per non morire insieme a chi uccidi.
Eppure l’ossessione,non era l’atto, era il dopo.
Il dopo aveva un peso specifico, una densità che le premeva sullo sterno. Sapeva che varcata la soglia, non sarebbe tornata,non per la legge, non per la fuga, ma per l’identità.
L’assassina non è chi ha ucciso è chi sa di poterlo rifare, perché la barriera è caduta.
Sentì il rancore diventare freddo, il freddo è professionale, il fuoco è da dilettanti, il fuoco lascia cenere, il freddo lascia solo assenza.
L’ora si avvicinava,ogni minuto era un granello che cadeva nella clessidra del suo nome.
Tra poco quel nome avrebbe significato una cosa sola.
Il lugubre non stava nel sangue che sarebbe stato versato,il sangue è materia, e la materia si pulisce.
Il lugubre stava nella consapevolezza che lei, per compiere il gesto, aveva già dovuto uccidere qualcosa dentro: la possibilità di dirsi estranea al male. Aveva firmato la complicità con l’abisso.
Si alzò, L’attesa era finita.
Iniziava l’eternità del dopo.