Ritorno a Parigi
Chiese al tassista di fermarsi all'inizio della rue Morgue. Non si ricordava bene il numero civico, pagò la corsa e disse che avrebbe fatto il resto del percorso a piedi.
Il rumore del traffico intenso lo investì insieme al puzzo degli scarichi dei mezzi che transitavano numerosi.
Non riconosceva del tutto la via. La strada, sempre stretta e buia come allora, gli era rimasta in memoria, ma mancavano le eleganti carozze di allora tirate da cavalli. Il buio dava a questa via di un rione popolare di periferia un aspetto sinistro. Non vi passavano molte persone a piedi.
Camminando lento e concentrato sui suoi ricordi, la lunga sagoma nera del nostro viaggiatore proiettava un'ombra filiforma sul marciapiede stretto. Si rammentò i pochi negozi che si seguivano lungo il muro scrostato, in maggioranza botteghe di artigiani piene di attrezzi di lavoro, locali freddi e senza comodità. Si animavano all'alba per chiudere a notte inoltrata. Il luogo gli era piaciuto quando ci capitò la prima volta vicino all'appartamento affittato per il suo soggiorno. Lo aveva giudicato, lui americano, molto caratteristico e un po' démodé...
I clienti si sistemavano spesso in un bistrot piccolo ma confortevole, con il suo tipico “zinc” sul quale scivolavano i bicchieri di vino o di assenzia .
La padrona, tonda e sorridente, guardava tutti con la stessa espressione di benvenuto che aveva riservato anche a lui.
Con Auguste Dupin si riunivano allora in quel posto tranquillo perchè vicino al luogo dei delitti della rue Morgue. Li, potevano sedersi in un angolo appartato e discutere senza essere disturbati.
Con Auguste, aveva imparato ad analizzare gli elementi messi in luce dalle indagini della polizia. lo aveva portato anche sulla pista della risoluzione di quell'altro delitto, quello di Marie Roget.
La sua memoria gli mandava immagini nettissime degli avvenimenti di quel periodo.
Decise di trovare un posto in cui riprendersi, sedere e riflettere. Alzò il bavero del capotto e rabbrividì. La via risuonava dei rumori prodotti da tutte le macchine, motorini e camions che continuavano a percorrerla.
Guardò a destra e a sinistra, ma non riconobbe nessuna delle vecchie insegne. Quelle sporgenti in ferro battute erano scomparse, ne era rimasta una laggiù, ma il suo negozio era chiuso, forse abbandonato visto lo... scorrevole arruginito...
Fece qualche passo e si ritrovò all'improvviso davanti all'ingresso di “un salon de thé-café”. L'esterno aveva un aspetto anonimo con la sua vernice beige e la sua porta che si apriva automaticamente appena qualcuno vi si avvicinava. Entrò e salutò, nessuno rispose.
Il ragazzo giovane, che serviva ai tavoli, si muoveva veloce con i vassoi pieni in equilibrio su una mano.
Non vide molti clienti seduti … due black chattavano sui loro smartphone. Due anziani, un uomo e una donna, finivano di bere il loro té ed uscirono quando lui si sedette nel fondo della sala. Due o tre altre persone si avviavano parlottando verso l'uscita. Un'asiatica scriveva, su un tavolo poco lontano da lui, appunti presi da un giornale. Ordinò un té e tirò fuori un blocchetto di appunti con una matita.
Rabbrividì di nuovo. Il freddo di quell'autunno inoltrato lo aveva penetrato fin dentro le ossa e bevve con piacere il té caldo. Pensò ad Auguste Dupin, cosa avrebbe detto di questo rione cosi cambiato... Dalle vetrine del locale, vedeva le case di fronte. Non erano più quelle palazzine vecchie, tipiche di certi sobborghi popolari, ma edifici alti con numerose finestre che offrivano poca luce ad appartamenti dai soffitti bassissimi.
Chiamò il cameriere e gli chiese se ci si ricordava, da queste parti, dove si erano svolti gli efferati delitti della rue Morgue, quel orribile fatto in cui persero la vita due donne al quarto piano di uno stabile di questa stessa via ... Il ragazzo lo guardò come se fosse appena uscito da un manicomio, poi alzò le spalle e borbottò un -non lo so- che voleva dire -ma che mi racconti?- Lo guardò un attimo come se si accorgesse solo ora del suo viso pallido, del suo baffo fuorimoda, dei suoi capelli lunghi e della sua figura allampanata, poi se ne andò alzando ancora le spalle.
Il viaggiatore si alzò, prese il giornale che aveva lasciato l'asiatica e controllò la data.
Era il 10 novembre 2015. Lui era qui a Parigi con una missione speciale. Fra alcuni giorni, avrebbe dovuto assistere agli avvenimenti più sconvolgenti che Parigi avesse mai conosciuti in tutta la sua storia. 13 novembre 2015.
In seguito, avrebbe portato la sua testimonianza davanti al gran giurì dell' Al di là.
Alzò la lunga figura stretta nel capotto nero, uscì dal locale e dopo alcuni passi svanì in un anfratto lungo il muro scuro.
ritorno a Parigi testo di betty