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Il vuoto ha massa si
v (m) = si
Si prenda un certo quantitativo di nulla
non importa quanto,
se occupa il volume di una stanza
o lo spazio appena percepibile
tra pollice e indice, il nulla pesa sempre
la stessa libra in ogni forma
dimensione e luogo.
Guardiamoci dentro, con l'intensità
con cui scrutiamo un'orizzonte nell'attimo
che precede il tramonto.
Lasciamo che la visione si accechi nel nulla,
che appaia la vibrazione in cui le pupille sgranano
la figurazione nelle sue particelle,
sí che i suoi atomi fluiscano, liberi da cause
per effetti altrui, in consonanti disposizioni
da cui l'animo si dà.
Varcata la Soglia delle corrispondenze di afflati
e intenti gli interstizi tra atomi e anima
si formano venendo in rilievo, cogliendosi
nel respiro di un nuovo mito, privo di necessità
sciamaniche, che non narra un tempo
a beneficio di un altro.
Spostamento senza mossa, agito
dello spirito come massa uguale a zero (m=0)
che tuttavia deforma lo spaziotempo
lo costringe alla vibrafonia di una piega
dalla cui risacca il suono traccia il suolo.
La verbiverazione scaturisce un niente
dal nulla, un co-accidentale niente
come l'elettricità che zampilla nel fulmine
che separa per un attimo i cieli dal cosmo.
Il sibilo di un niente posa la foglia a terra
chiude nel sacco buio degli occhi le credenze.
L'animo evoca, evoca e invoca, il suono
perpetra la vocazione all'ascolto
che nel vuoto si pronuncia, si abbandona
al discioglimento del senso nella dominante
fonica del desiderio e le labbra si muovono
assecondando la metamorfosi,
in un alito appena come batter di farfalla,
si muovono alla vita nel dire: si!