Apro la porta della mia stanza. E’ stato lungo il viaggio dell’assenza. Saluto la polvere che protegge i libri e bacia gli oggetti testimoni della mia vita.
Ringrazio i ragni e i tarli delle travi per la guardia severa e senza paga, eppure qualcosa è diverso, nella fotografia del ricordo qualcosa è mutato, mosso.
Forse l’anima della tartaruga di pietra, oppure la matriosca più anziana o il cane di pezza senza collare, forse hanno festeggiato la loro libertà con una piccola scossa di terremoto, che ha infuso vita al legno, al vetro e alla pietra.
Ogni oggetto ha parola propria, un’immagine che frusta la memoria, un frammento di sguardo che inchioda il destino sul muro del tempo. Mentre chiudo la porta sbuca il Silenzio dalla scatola di latta e mi dice del gioco giocato e mi parla dei segni lasciati e mi confessa dell’amore consumato tra libri, pupazzi e conchiglie con Solitudine sua amante di sempre, sua amante segreta.
Se ti sei accorto di un errore o vuoi cambiare il tuo commento, puoi cancellarlo nei 5 minuti succesivi alla pubblicazione.
In seguito non potrai più cancellarlo.
Vuoi cancellare il tuo commento?
Caricamento dei commenti...
Questo testo è troppo datato per accettare nuovi commenti.