Lungo i declivi delle catene inanellati di giorni in festoni spumosi meringhe di nembi
pervade l'aria un sapore d'immoto, stesso vestito d'attesa o congedo.
Non t'ho salutato. Per non decidere. per non aderire con la colla di sempre, che tiene insieme schemi comuni e variare da echi pregressi.
Che avevi già, o che diverranno i tuoi passi.
Le fronde oscillanti, nereggiano e celano, come bandiere di noi l'incompiuto.
Senza la fine senza una fine.
Da amaro sancita priva di sale assente di lacrime remota al dolce che sa confezionare il rimpianto.
Sarà una storia avara d'epilogo, aperta a tutto pigra ed accidiosa e mai conclusa.
E' il mio racconto di negativo e del tuo vento e non sarà il tuo, quello che non scriverai, e che come versione sarà edita come vorrai, e la mia perdita recinterai, in un capitolo di te, che io non leggerò mai.
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